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A cena con la violenza di genere. Lo spot della Fondazione Cecchettin

La nuova campagna di comunicazione promossa dalla Fondazione Giulia Cecchettin contro la violenza di genere racconta una situazione comune, una serata qualunque con un linguaggio e una modalità molto semplice ma potente. L’invito è a riconoscere e interrompere un modo di essere e di porsi che alimenta la cultura della violenza e la rende normale.

Le espressioni di violenza quotidiana nella campagna

Lo spot è ambientato in una trattoria, con protagonista un gruppo di giovani uomini, in una serata qualunque. Si ride e si scherza: una scena conviviale, a prima vista innocua. Frase dopo frase, però, l’apparente normalità si incrina: commenti che sembrano insignificanti, come “era solo una battuta”, “era solo una foto”, “era solo gelosia”, rivelano una progressiva escalation che culmina in una frase di gravità estrema. Una gravità che però non viene percepita dagli uomini, anzi immediatamente banalizzata quando le donne tornano al tavolo e vengono accolte con gesti affettuosi: un braccio sulle spalle, un invito a prendere un dolce.

Il messaggio di sensibilizzazione arriva diretto: la violenza non è uno scatto inaspettato, ma qualcosa che cresce nelle parole, negli sguardi, nei comportamenti che scegliamo di minimizzare e giustificare.“La violenza non nasce all’improvviso. Si insinua nella nostra cultura. Se non cambiamo, cambieranno solo i nomi delle vittime”: il film si chiude con questa frase. E’ una chiamata all’azione rivolta a tutti gli uomini, perché diventino parte della soluzione e si assumano le proprie responsabilità, imparando consenso e confini e intervenendo tra pari per fermare i comportamenti sbagliati.

I dati della violenza, in Italia e all’estero

Nel 2025 secondo i più recenti dati Istat circa 6,4 milioni di donne italiane tra i 16 e i 75 anni (31,9%) hanno subito almeno una violenza fisica o sessuale nella vita. Considerando le donne che hanno un partner o lo hanno avuto in passato, sono il 12,6% le donne vittime di violenza fisica o sessuale nell’ambito della coppia. Dai partner si subisce anche violenza psicologica (17,9%) e violenza economica (6,6%).

Guardando ai dati internazionali, la Who (World Health Organization) stima che 840 milioni di donne nel mondo abbiano subito violenza da partner o violenza sessuale nella vita. Anche l’Ue ha realizzato una indagine sulla violenza di genere che raccoglie dati tra il 2020 e il 2024, su un campione di 114.023 donne di età compresa tra i 18 e i 74 anni.

Secondo questa ricerca, i Paesi dell’Ue in cui si registrano i tassi più elevati di violenza di genere sono Finlandia, Svezia e Ungheria. In Finlandia, il 57% delle donne intervistate ha dichiarato di aver subito violenza di genere e il 37% violenza sessuale. In Svezia, il 52% ha riferito di aver subito violenza di genere, con il 41% che ha segnalato episodi di violenza sessuale. In Ungheria, il 49% delle donne ha dichiarato di aver subito violenza di genere, tra cui il 17% violenza sessuale e il 31% violenza fisica.

Tuttavia l’indagine rileva anche che i confronti tra i Paesi dovrebbero essere effettuati con cautela, poiché la percezione di quali atti siano sbagliati o dannosi e la consapevolezza e il riconoscimento dei diversi tipi di violenza da parte delle persone possono variare da un Paese all’altro a seconda della cultura più diffusa.

L’opera della Fondazione Giulia Cecchettin

Il lavoro quotidiano della Fondazione Giulia Cecchettin nasce dall’urgenza di affrontare alla radice la cultura della violenza di genere e il ruolo che l’intera società deve assumere per contrastarla, attraverso iniziative di prevenzione e percorsi educativi che promuovano il rispetto fin dalla giovane età.

Gino Cecchettin, presidente di Fondazione Giulia Cecchettin, dichiara: “Questo spot ci invita a guardare con sincerità dentro la nostra quotidianità. La violenza nasce nel linguaggio, nelle giustificazioni che ci diamo, nelle piccole forme di controllo che continuiamo a chiamare ‘normali’. Abbiamo il dovere di interrompere questo meccanismo e scegliere consapevolmente il rispetto, l’ascolto, la responsabilità. La Fondazione è nata proprio con questo obiettivo: costruire un futuro in cui nessuna donna debba più diventare un nome in un elenco di vittime”.

Lo spot è visibile sui canali della Fondazione. Accanto alla versione video è stato realizzato anche uno spot radio, per il quale ha generosamente donato la propria voce l’attore e doppiatore Francesco Pannofino.

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