Site icon Telepress

A Milano in mostra bellezza e bruttezza del Rinascimento

immagine dal sito delle Gallerie d'Italia

immagine dal sito delle Gallerie d'Italia

Che cosa consideravano bello gli uomini e le donne del Rinascimento? E che cosa accadeva quando un corpo, un volto o un’espressione si allontanavano dall’ideale? Sono le domande al centro di Bellezza e Bruttezza. Ideale, reale, caricaturale nel Rinascimento, mostra aperta fino al 18 ottobre alle Gallerie d’Italia di Milano.

Il percorso riunisce oltre cento opere fra dipinti, sculture, disegni, manoscritti e oggetti d’arte, provenienti da istituzioni di tutto il mondo, come Musei Vaticani, Louvre di Parigi, Prado di Madrid, British Museum di Londra, Kunsthistorisches Museum di Vienna e National Gallery of Art di Washington. Fra gli autori nomi del calibro di Botticelli, Michelangelo, Tiziano, Tintoretto, Veronese, Lorenzo Lotto, Bernardino Luini e Ludovico Carracci.

Curata da Chiara Rabbi Bernard, con il coordinamento di Gianfranco Brunelli, l’esposizione è realizzata insieme al Bozar di Bruxelles, dove una prima versione è stata presentata tra febbraio e giugno. A Milano il progetto arriva con ulteriori prestiti internazionali.

La mostra racconta il passaggio dall’ideale classico, fondato su armonia e proporzioni matematiche, a una rappresentazione più libera della natura. Fra Quattrocento e Cinquecento la bruttezza smette progressivamente di essere soltanto una deviazione dalla perfezione: il deforme, il grottesco e il caricaturale diventano strumenti per osservare la realtà e sperimentare nuovi linguaggi. Nasce così anche la “bella bruttezza”: anche quanto appare sgradevole, dunque, può acquistare valore estetico grazie all’abilità dell’artista.

Il percorso accosta ritratti idealizzati e corpi fuori norma, la bellezza attribuita a Simonetta Vespucci e la figura del nano Morgante, ritratto da Agnolo Bronzino, insieme agli studi di Leonardo da Vinci e Albrecht Dürer sulla fisionomia e sulla deformazione. C’è spazio anche per mostri e prodigi, cosmetici e ricettari di bellezza, fino alle cosiddette “coppie ineguali”, nelle quali giovinezza e vecchiaia, fascino e deformità convivono nella stessa immagine.

Il titolo richiama inevitabilmente alla memoria Storia della bellezza e Storia della bruttezza, i due volumi curati da Umberto Eco e pubblicati rispettivamente nel 2004 e nel 2007. Anche Eco mostrava come bello e brutto non siano categorie immutabili, ma definizioni che cambiano nel tempo e si chiariscono spesso l’una attraverso l’altra. Nei materiali ufficiali della mostra, tuttavia, non viene indicato un omaggio diretto allo scrittore e semiologo, ma resta certo significativa la consonanza dei temi.

Rispetto all’ampio viaggio storico proposto da Eco, l’esposizione milanese restringe lo sguardo al Rinascimento, osservato attraverso il confronto fra artisti italiani e dell’Europa settentrionale. Il risultato è un’indagine su un’epoca meno ossessionata dalla perfezione di quanto suggeriscano le sue immagini più celebri.

Exit mobile version