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A Trieste le artiste dell’avanguardia italiana in Europa

Arte Triestina

Arte Triestina

Sospesa tra cultura italiana e mitteleuropea, Trieste offre spesso occasioni culturali molto particolari. Nell’estate 2026, ad esempio, il suo intreccio di lingue, idee e influenze fa da sfondo alla mostra “L’arte triestina al femminile nel ‘900 d’avanguardia italiano ed europeo”, in programma fino al 27 settembre nella Sala Carlo Sbisà del Magazzino 26: oltre 220 opere dedicate a cinque artiste capaci di lasciare un segno ben oltre i confini della città.

Curata da Marianna Accerboni e promossa dall’Associazione Foemina APS in collaborazione con il Comune di Trieste, l’esposizione ricostruisce il percorso umano e creativo di Leonor Fini, Maria Lupieri, Maria Melan, Anita Pittoni e Miela Reina: un vero e proprio viaggio attraverso il Novecento tra arte, design, teatro, moda, editoria e arti applicate, con dipinti, bozzetti, fotografie, lettere, libri, ceramiche, abiti, gioielli, profumi e documenti d’archivio.

La figura più nota è probabilmente Leonor Fini, pittrice surrealista nata a Buenos Aires ma cresciuta a Trieste, dove iniziò la propria formazione artistica prima di trasferirsi a Parigi. Nella capitale francese frequentò alcuni dei grandi protagonisti dell’avanguardia europea, da Max Ernst a Jean Cocteau, costruendo uno stile personale popolato da figure femminili enigmatiche, simboli e atmosfere oniriche. A Trieste la mostra presenta anche materiali raramente esposti, tra cui il carteggio con l’amico Giorgio Cociani e fotografie provenienti dagli archivi.

Accanto a lei trovano spazio artiste meno conosciute al grande pubblico ma decisive per comprendere la vivacità culturale della città. Anita Pittoni fu tessitrice, designer, editrice e animatrice culturale: con le Edizioni dello Zibaldone contribuì a far conoscere alcuni dei maggiori intellettuali del Novecento, dimostrando come arte e artigianato potessero dialogare con l’editoria. Miela Reina, illustratrice e pittrice, sviluppò invece un linguaggio originale che la rese una delle interpreti più interessanti della grafica italiana del dopoguerra.

Il percorso dedica spazio anche a Maria Lupieri e Maria Melan, protagoniste di una ricerca artistica che attraversò pittura, scenografia, decorazione e arti applicate, testimoniando quanto il confine tra discipline fosse già allora molto più sfumato di quanto si possa immaginare. Il filo che unisce tutte e cinque è proprio Trieste: una città-porto aperta agli scambi internazionali, crocevia dell’ex Impero austro-ungarico e laboratorio di idee capace di favorire percorsi creativi fuori dagli schemi.

L’allestimento, già presentato nel 2024 all’Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles e destinato a proseguire con tappe internazionali a Parigi e Berlino, propone anche video inediti, testimonianze dedicate a Leonor Fini e un percorso sonoro accompagnato dal flauto del maestro Roberto Fabbriciani. In programma anche visite guidate, incontri e presentazioni editoriali.

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