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Abitanti in subbuglio per quattro nuovi dissalatori alle Eolie

Filicudi

Filicudi

All’arcipelago delle Eolie, Regione Autonoma della Sicilia, da qualche mese la popolazione è in subbuglio per una serie di dissalatori che entro giugno dovrebbero essere costruiti sulle isole più piccole, andando a impattare pesantemente su un ambiente peculiare che attira migliaia di turisti.

Partiamo proprio da Lipari, il Comune dell’arcipelago, che ha in progetto di costruire – con i fondi del PNRR e tutte le relative deroghe di legge – quattro dissalatori nelle Isole di Alicudi, Filicudi, Panarea e Stromboli per risolvere la questione idrica. Questi progetti sollevano molti dubbi a livello di impatto ambientale, acustico, paesaggistico e anche turistico, perché è chiaro che impianti industriali costruiti sulle spiagge e nei piccoli centri abitati delle isole hanno un peso diverso da impianti industriali in zone periferiche. C’è chi dice che proprio i turisti hanno bisogno di più acqua e di più infrastrutture, ma se questi luoghi diventassero più “civilizzati” e meno preservati probabilmente i turisti smetterebbero di amarli.

I dettagli di questi progetti non sono stati resi noti fino a pochi mesi fa, impedendo di fatto un dibattito pubblico e le relative osservazioni degli isolani, che non sono stati interpellati in merito. Soprattutto in comunità piccole come quelle delle Isole Eolie la partecipazione della popolazione alle scelte invasive sul territorio è fondamentale, anche perché sono gli abitanti che conservano la memoria storica del territorio e delle sue “reazioni” all’esterno. Il Comune di Lipari sarebbe stato quanto meno poco chiaro con gli abitanti delle quattro isole coinvolte in merito a progetti e autorizzazioni, ignorando anche richieste ufficiali di accesso agli atti e numerose lettere di protesta.

Molti proprietari dei terreni interessati dai progetti non hanno ancora ricevuto gli atti di esproprio, sebbene i fondi del PNRR prevedano che i lavori si concludano a giugno 2026. Non è un dettaglio da poco, perché senza l’esproprio i proprietari non possono procedere a impugnare l’atto con un ricorso al Tar, rischiando di vedere i propri terreni invasi dalle ruspe senza poter agire a livello giuridico. Nell’Isola di Filicudi, che è Riserva Naturale e patrimonio dell’UNESCO, le proteste riguardano l’ubicazione sulla spiaggia del dissalatore e si incentrano su due questioni specifiche: la zona archeologica subacquea di Capo Graziano e la presenza di Posidonia proprio nell’area marina prevista per gli scarichi della salamonia e dei reflui chimici, scarichi che rischiano di compromettere entrambe.

Qualcosa si muove, ma molto lentamente e sempre con la spada di Damocle del PNRR che impedisce iter consueti e dell’autonomia regionale che impedisce allo Stato di intervenire direttamente. L’ex Parlamentare Europeo Dino Giarrusso, insieme all’Onorevole Ismaele La Vardera, hanno presentato un’interrogazione parlamentare all’Assemblea Regionale Siciliana, dove sono elencati tutti i punti salienti della protesta: non ultimo il fatto che la zona imposta dal Comune di Lipari per la realizzazione dell’impianto industriale è l’unico tratto di spiaggia dell’isola di Filicudi facilmente accessibile a bambini, anziani e persone con difficoltà di movimento. Questa scelta quindi comprometterebbe, dal punto di vista acustico, paesaggistico e di inquinamento delle acque, l’unico tratto di spiaggia in cui gli isolani e i turisti possono fare il bagno con facilità.

La Corte dei Conti, peraltro, ha di recente evidenziato una gestione fallimentare dei dissalatori in Sicilia, progetti che la Regione Siciliana continua a supportare con enormi finanziamenti. “Senza dissalatori sarebbe peggio”, tuona il Governatore Renato Schifani. Peccato che i dissalatori di Porto Empedocle e quello di Lipari, già esistenti, non siano funzionanti a pieno ritmo, né efficienti dal punto di vista tecnico e abbiano scatenato numerose polemiche. Ricapitolando: Lipari ha un dissalatore che non funziona e, invece di farlo funzionare, ne vuole costruire altri quattro.

Italia Nostra Isole Eolie ha inviato una lettera al Sindaco del Comune di Lipari evidenziando le criticità emerse dal progetto e chiedendo approfondimenti a riguardo: è stata una delle ultime battaglie del presidente dell’associazione, Angelo Sidoti, originario proprio di Lipari, scomparso appena un paio di giorni dopo aver firmato la lettera, a 61 anni. Il Comitato Pro Filicudi si è schierato con una lettera firmata dal presidente Gennaro Cortucci, mentre Filicudi Wildlife Conservation di Monica Blasi, che si occupa del Pronto Soccorso Tartarughe, si è espressa pubblicamente su Facebook contro il progetto dell’impianto sulla spiaggia. Persino l’ex ministra dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Stefania Prestigiacomo, si è schierata contro i progetti del Comune di Lipari con una lettera agguerrita contro un dissalatore e una discarica in pieno centro abitato di Panarea. Gli abitanti delle case limitrofe ai progetti, inoltre, hanno presentato ricorso al Tar rispetto all’appalto.

Una diffida è stata inviata dalla Fondazione Salvare Palermo al Comune di Lipari e alla Sovrintendenza del Mare, a difesa dell’area archeologica e dell’Isola di Filicudi, ripresa dalla stampa locale. Il suo presidente, l’avvocato Daniele Anselmo, ai microfoni di Telepress, spiega: “Abbiamo focalizzato la nostra attenzione sulla tutela del patrimonio archeologico dell’isola di Filicudi, in particolare di quello sottomarino, poiché Capo Graziano è considerato ancora oggi un “giacimento archeologico” di grande importanza per i ritrovamenti che negli anni sono stati effettuati.

Il progetto del dissalatore prevede la costruzione con ancoraggio a mare di due diverse tubazioni, una per l’ingresso dell’acqua e una per lo sversamento delle salamoie: questo comporta un’alterazione dei fondali e di ciò che vi è adagiato o sepolto. Ma ci saranno archeologi subacquei a svolgere un monitoraggio? Nel dubbio, ci è sembrato doveroso avvertire la Soprintendenza del Mare, un unicum su tutto il territorio nazionale, per non dire mondiale, che ha giurisdizione in tema di tutela del patrimonio sommerso. La sovrintendenza di Messina invece ha dato come prescrizione quella della vigilanza h24 per i lavori di terra, posto che questo dissalatore dovrebbe essere costruito proprio sul confine dell’area archeologica di terra di capo Graziano“.

Ma il sindaco di Lipari che cosa dice? Noi di domande gliene abbiamo poste tante:
Che tipo di monitoraggio è stato previsto per preservare la Posidonia?
Che tipo di intervento e supervisione è previsto dal punto di vista archeologico a Capo Graziano, sito Unesco?
Sono stati svolti saggi nel terreno dei lavori?
Come mai non avete consultato la popolazione che, ad esempio a Filicudi, non vorrebbe il dissalatore sulla spiaggia e non avete valutato posizioni alternative, come la centrale elettrica già compromessa a livello acustico anche per la vicinanza dell’eliporto
Stile architettonico eoliano non rispettato?
Perché sulla spiaggia che accoglie i turisti e fra due abitazioni? come pensate di risarcire gli abitanti per i disagi?
Il progetto pubblicato prevede una gran parte dell’edificio interrato: sarà sicuro in una zona sismica?
I dissalatori sono siti industriali, le immagini del progetto pubblicato mostrano una casetta sul mare. Quanto è realistico?
La scadenza per i lavori è il 30 giugno. Quanto è realistico?
Perché costruire nuovi dissalatori se già l’esperienza di Lipari si è rivelata un flop?
Unica risposta:I dissalatori saranno realizzati una volta ottenute tutte le autorizzazioni necessarie da parte degli Enti competenti per gli aspetti ambientali, architettonici, urbanistici e sanitari; pertanto le domande formulate dalla S.V. saranno compiutamente soddisfatte al momento dell’avvio regolare dei lavori.
Per ciò che concerne l’informazione e/o la consultazione della popolazione essa non costituisce attività prevista dal vigente codice dei contratti. Sono state e saranno osservate tutte le procedure di pubblicità previste dalle norme in vigore.
Distinti saluti
Il Sindaco
Dott. Riccardo Gullo

I cittadini, nel frattempo, hanno cominciato a organizzarsi. Il Movimento contro il Dissalatore sulla Spiaggia di Filicudi, MoDiSFi, che di tasca propria ha pagato una perita, Laura Mannino, catanese che si è formata e lavora in Svezia: l’esperta ha messo in fila “innumerevoli vizi di forma e di procedura”, “mancanze di approfondimenti tecnici, criticità sostanziali e istruttorie: dall’assenza di informazione ai proprietari dei terreni direttamente interessati e dalla mancata quantificazione dei possibili effetti negativi, alle carenze relative la localizzazione e il suo profilo urbanistico, la Valutazione di Incidenza Ambientale, gli impatti su habitat e specie protette, fino alla mancanza di alternative progettuali o della cosiddetta “alternativa zero” di non intervento. La documentazione del progetto non presenta, infatti, una adeguata analisi comparativa di soluzioni alternative meno impattanti, come richiesto dalle procedure di valutazione ambientale e dalle linee guida del settore”.

Possibile che possa succedere tutto questo in un luogo che è patrimonio dell’UNESCO? A quanto pare sì se, come pare, a livello locale l’UNESCO non ha possibilità di manovra. Noi abbiamo parlato con il professor Aurelio Angelini, che si è occupato di stendere il piano di gestione a disposizione delle isole eoliane per rispondere al modello di governance dell’Organizzazione. “Non ce l’avevano”, ci ha spiegato il professor Angelini, quindi lui si è occupato di metterlo a punto nel 2008: “Ma nessuno lo ha mai applicato“, ci ha detto ancora sconsolato, qualche settimana fa: “Andava rinnovato ogni 5 anni, ma non sono stati fatti nuovi studi, né verifiche sulle criticità“. Suggerimenti? “Presentare un’istanza all’UNESCO“. A Parigi, però, non a Roma.

La stampa locale, a partire dal Notiziario delle Isole Eolie a La Sicilia passando per La Repubblica e la Gazzetta del Sud, sta seguendo gli sviluppi: bisognerebbe capire come mai una giunta locale di centro-sinistra si ritrovi a sostenere quattro progetti di così forte impatto ambientale in totale sintonia con la giunta regionale di centro-destra, capitanata dall’ex presidente del Senato Renato Schifani. Gli interessi economici sono evidenti: opere vuol dire fondi che arrivano, ma a quale fine se opere analoghe sono già presenti ma non funzionano? Intanto un’azienda è stata incaricata di portare immediatamente a Filicudi il materiale di cantieristica per dare inizio ai lavori…

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