LA TV DA’ I NUMERI Di Giorgio Bellocci Con il solito stile menefreghista rispetto alle esigenze del pubblico, fossero pure solo i pochi fans testimoniati dal vetusto sistema dell’auditel… Con la solita rozzezza di chi non si sente in dovere di dare alcuna spiegazione, fosse sempre solo alle poche anime certificate dall’auditel… Senza preavviso Retequattro ha cancellato dal proprio palinsesto “Febbre d’amore”, la soap opera più amata negli Stati Uniti dove è trasmessa con il titolo “Young&Restless”. Nata nel 1973, la soap ha preso lo scettro del prodotto di genere più longevo dopo la recente chiusura di “Sentieri”. Per non dire che il mogul “Beautiful”, tale solo in Italia, è stato ideato nel 1987 dai creatori di “Febbre d’amore” (i celebri coniugi Bell). Se l’iter di “Sentieri” in Italia è stato piuttosto tormentato, come sovente denunciato anche da stampa… insospettabile, Mediaset ha rinunciato fin da subito a provare a fare di “Febbre d’amore” un hit del livello di “Beautiful”: una programmazione schizofrenica fin dagli anni 90, sospensioni improvvise e ritorni a sorpresa come tappabuchi (sempre su Retequattro). Da fonti sicure interne a Mediaset filtra una cappa di pessimismo sulle disponibilità economiche, almeno in relazione alla programmazione di fiction sulla più piccola delle reti: non c’è più la possibilità di fare investimenti su prodotti stranieri di livello, e l’elevato costo di “Febbre d’amore” ne decreta uno stop probabilmente definitivo. Retequattro, soprattutto per la fascia daytime, d’ora in poi dovrà fare solo affidamento a prodotti d’archivio già passati diverse volte (telenovelas, telefilm e film tv in replica). Davanti a un problema di budget, di questi tempi, ci sarebbe da rassegnarsi e basta. In realtà c’è sempre il clamoroso successo di “Beautiful” su Canale 5 a rappresentare per i vari direttori di Retequattro succedutisi negli anni una spina nel fianco e esempio della loro incapacità progettuale. “Febbre d’amore” è una soap decisamente realizzata e recitata meglio di “Beautiful”. Con attori bravi in grado di uscire dal cliché delle performance monocorde e ingessate alla Ridge; con soggetti non necessariamente incentrati su mielose vicende d’amore (anzi è alta l’attenzione verso il “giallo” e le tematiche a sfondo sociale); e con stilemi di regia tutt’altro che banali rispetto allo standard dei prodotti. L’unico vero segreto del successo di “Beautiful” risiede nella capacità di Canale 5 di aver creato fin dall’inizio degli anni 90, dopo il breve passaggio in Rai, un processo di grande fidelizzazione con il pubblico, specie attraverso una regolare messa in onda.
Addio “Febbre d’amore”, non è stato bello…

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