Il regolamento per le tv in rete e il rispetto dei diritti d’autore online stanno mettendo il Garante delle Comunicazioni sotto pressione. YouTube è o meno equiparabile a una televisione? Il palinsesto di YouTube è gestito in modo automatico o esiste una responsabilità editoriale di chi tiene le fila del portale? E, ben pensandoci, YouTube ha sede in Irlanda, quindi questi quesiti sono inutili. Questo è un piccolo esempio del caos che regna attorno alle regolamentazioni italiane sulle web tv. Il testo, o meglio doppio testo, di riferimento è quello dell’Agcom, datato fine 2010 e facente riferimento al decreto Romani sugli audiovisivi. Secondo quanto deliberato dall’Autorità, che ha alleggerito le norme studiate in un primo momento, le web radio e le web tv con fatturato superiore ai 100mila euro l’anno e un palinsesto che supera le 24 ore settimanali di programmazione devono chiedere l’autorizzazione a trasmettere, versare un contributo una tantum (500 euro per le web tv e 250 per le web radio) e iscriversi al registro degli operatori di comunicazione. Per ciò che concerne gli obblighi a cui sottostare, le realtà in questione sono equiparate alle televisioni tradizionali, comprese ovviamente le eventuali sanzioni. I portali di user-generated-content sarebbero esclusi, ma il condizionale è d’obbligo non essendo chiari i limiti entro i quali un portale ha o meno responsabilità editoriale. Un esempio? YouTube gestisce la pubblicazione e l’eventuale cancellazione dei video in modo automatico, ma nel momento in cui stringe accordi economici con etichette discografiche o major cinematografiche è attivo economicamente ed editorialmente. Nel caso specifico, la piattaforma di Google non è soggetta alla regolamentazione dell’Agcom (e del decreto Romani) in quanto la sede è al di fuori dell’Italia ma la poca chiarezza in merito non si può ignorare. Bisogna inoltre tenere conto della questione della concorrenza editoriale: le realtà che in rete fanno concorrenza alla tv tradizionale sono incluse nel regolamento. La definizione non è chiara e soprattutto è opinabile. Abbiamo chiesto lumi al commissario Agcom Nicola D’Angelo, dichiaratosi in più occasioni contrario alle nuove regole. “E’ sbagliato estendere le regole della televisione a internet”, ha dichiarato D’Angelo a Quo Media evidenziando come il primo errore risieda nel punto di partenza. “E’ una visione sbagliata, il discorso andava fatto all’inverso: le nuove tecnologie sono andate oltre le dinamiche televisive, avrebbe avuto più senso partire dal web per regolamentare in modo attuale la televisione”, ha aggiunto. Questo paradosso, evidente se si pensa a quanto differiscano le logiche e gli obblighi tv e web e, soprattutto, tv e web 2.0, è presente già nella direttiva europea del 2007 e, ha sottolineato D’Angelo, si è appesantito con il decreto Romani e con la richiesta all’Agcom di stilare regole che hanno aumentato il tasso di squilibrio. Secondo il commissario D’Angelo “la questione dovrebbe essere posta al centro del dibattito parlamentare” e bisognerebbe stilare “poche e chiare regole che mantengano intatta la libertà del web”. “Bisogna pensare al futuro, a cosa accadrà fra quattro, cinque anni – ha aggiunto il commissario -, le web radio e web tv sono realtà di grande valore economico e comunicativo”. A oggi, ha concluso D’Angelo, “le regole dell’Agcom non sono chiare e per rendersi conto degli effetti concreti che avranno bisognerà attenderne l’attuazione” L’ALTRO PROBLEMA DELL’AGCOM: IL COPYRIGHT Il regolamento sulle web tv è solo uno dei problemi legati all’universo digitale che l’Autorità sta affrontando in questo periodo. Rilevante anche la questione del copyright online: è in fase di consultazione pubblica una delibera secondo la quale l’Agcom sarebbe autorizzata a oscurare i portali che non rispettano il diritto d’autore in rete senza doversi rivolgere prima a un’autorità giudiziaria. La possibilità che lo scenario si concretizzi ha sollevato numerose polemiche, la più importante delle quali porta la firma di 45 parlamentari e chiede che sia il Parlamento e non l’Agcom a rinnovare la normativa sul copyright. • Martina Pennisi
Agcom fra web tv e copyright

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