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Agesci apre ai capi scout omosessuali e transgender

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L’orientamento sessuale e l’identità di genere non potranno più costituire, da soli, una ragione per escludere una persona dai ruoli educativi nello scoutismo cattolico. È la decisione assunta dall’Agesci, l’Associazione guide e scouts cattolici italiani, che ha approvato un documento dedicato ai temi dell’identità di genere e dell’orientamento affettivo.

Il testo è stato votato dal Consiglio generale dell’associazione al termine di un percorso di confronto avviato negli ultimi anni. Nel documento si afferma che la valutazione di chi desidera assumere incarichi educativi dovrà concentrarsi sulla persona, sul suo percorso e sulla sua capacità di aderire al progetto educativo scout, senza che orientamento sessuale o identità di genere vengano considerati elementi automaticamente incompatibili con il ruolo.

L’associazione riconosce inoltre la necessità di contrastare ogni forma di discriminazione nei confronti delle persone Lgbt e invita le comunità scout a promuovere contesti educativi fondati sul rispetto e sull’accoglienza.

Per l’Agesci, che riunisce circa 180 mila associati tra ragazzi e adulti, si tratta di un passaggio significativo su un tema che negli anni aveva generato discussioni e tensioni all’interno del movimento. Il documento arriva infatti dopo un lungo percorso di ascolto che ha coinvolto gruppi locali, educatori e associati.

La decisione ha suscitato reazioni opposte. Arcigay ha accolto con favore la scelta, definendola un segnale importante di inclusione. Critiche invece da parte di alcune organizzazioni cattoliche conservatrici, che ritengono il provvedimento in contrasto con l’impostazione tradizionale della Chiesa sui temi dell’identità sessuale e della famiglia.

Agesci sottolinea, tuttavia, che la decisione non modifica l’identità cattolica dell’associazione né il metodo educativo scout, ma chiarisce criteri e principi da applicare nella valutazione delle persone impegnate nelle attività educative.

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