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Agricoltura, con il caldo raccolti più scarsi e prezzi più alti

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Frutti più piccoli, colture che maturano in anticipo, piante ferme per la mancanza d’acqua e animali che producono meno latte. L’ondata di caldo e la scarsità di precipitazioni stanno modificando la campagna agricola italiana, anche se con effetti diversi a seconda delle zone. Le ricognizioni diffuse da Coldiretti e Legacoop Agroalimentare descrivono le difficoltà provocate dalla combinazione tra temperature elevate, siccità ed eventi meteorologici violenti. Si tratta in gran parte di prime stime, che potranno cambiare in base all’andamento delle prossime settimane.

Secondo Legacoop Agroalimentare, per la frutta raccolta entro la metà di agosto si prevede in media una riduzione del peso del 10%, con conseguenze soprattutto su calibro e dimensioni. Coldiretti segnala invece perdite localmente più consistenti, fino al 30-40%, in alcune aree del Piemonte. In Liguria il caldo sta mettendo sotto pressione frutteti, ortaggi e oliveti, mentre in Basilicata le scottature solari avrebbero già danneggiato circa il 20% dei frutteti nella zona di Tursi. Non sempre il caldo fa scomparire il prodotto: può anche renderlo più piccolo e leggero, riducendo la resa commerciale.

Pesche. Nel Ravennate la produzione potrebbe diminuire del 30%. A pesare non è soltanto il caldo, ma anche il maggiore fabbisogno d’acqua: Legacoop calcola nella zona un aumento del 30% dei costi di irrigazione. Le cooperative stanno ricorrendo a sistemi di precisione per distribuire l’acqua dove e quando serve, ma rimane il rischio che alla siccità seguano grandinate o trombe d’aria (come la scorsa settimana) che compromettono in pochi minuti quanto è stato salvato con l’irrigazione.

Mais. È una delle colture più esposte. In alcune aree Coldiretti considera possibile persino la perdita dell’intero raccolto, mentre nel Bolognese le riduzioni della resa vengono stimate intorno al 30%. In Lombardia diverse aziende hanno anticipato la trinciatura nel Milanese, nel Cremonese e nel Mantovano, cercando di recuperare almeno una parte della produzione prima che le piante si secchino. Anche in Veneto la coltura è in sofferenza e l’irrigazione di emergenza non sempre riesce a compensare il deficit idrico. Una ricerca pubblicata nel 2026 da studiosi delle università di Milano e Bologna, basata sui dati provinciali italiani dal 1952 al 2023, conferma che per il mais le anomalie termiche più dannose si concentrano proprio tra giugno e agosto.

Soia. La carenza d’acqua può tradursi in perdite fino al 40%, come segnalato in Emilia-Romagna. Difficoltà nella raccolta vengono indicate anche nel Veronese. La pianta attraversa durante l’estate fasi decisive per la formazione e il riempimento dei semi: caldo e stress idrico possono ridurre sensibilmente la resa, soprattutto quando l’acqua disponibile deve essere distribuita tra più colture.

Pomodori e ortaggi. In Puglia, nel Foggiano, la raccolta del pomodoro risulterebbe inferiore di circa il 10% per ettaro. Nel Materano soffrono pomodori e melanzane, mentre in Veneto alcune grandinate hanno distrutto fino all’80% del pomodoro nelle aree più colpite. Le produzioni orticole potrebbero diminuire fino al 20% in varie zone del Paese, comprese la Toscana meridionale e costiera. In questo caso siccità e caldo non sono gli unici fattori: i danni più gravi possono derivare dall’alternanza tra lunghi periodi asciutti e precipitazioni improvvise e violente.

Angurie. Le stime più pesanti arrivano dalle province di Taranto e Brindisi, dove le perdite potrebbero raggiungere il 60%. Le temperature elevate aumentano l’evaporazione e la richiesta d’acqua proprio nella fase in cui i frutti devono crescere. Se l’irrigazione non è sufficiente, a diminuire possono essere sia il numero dei prodotti raccolti, sia il loro peso.

Riso. In Piemonte e in Lomellina le risaie risentono della minore disponibilità idrica. Le abbondanti nevicate invernali non sono bastate a scongiurare le criticità estive, anche perché la disponibilità d’acqua dipende dalla sua conservazione e gestione lungo l’intera stagione. Coldiretti comprende il riso tra le colture piemontesi per le quali, insieme a mais, ortofrutta e nocciole, le perdite locali potrebbero oscillare tra il 30 e il 40%.

Olive, uva e girasole. Oliveti e vigneti sono sotto osservazione soprattutto al Centro-Sud. In Molise, se non tornerà a piovere, la produzione di olive potrebbe ridursi del 30-40% e quella di uva del 20-30%; per il girasole il calo potenziale arriva al 60%. In Veneto, al contrario, vite e olivo mostrano per ora una tenuta migliore, anche se la maturazione sta accelerando e in alcune aree si prospetta una vendemmia anticipata. Le differenze territoriali impediscono quindi di parlare di un unico andamento nazionale.

Foraggi e pascoli. La riduzione del foraggio viene valutata tra il 20 e il 30% in diverse aree. In Valle d’Aosta le precipitazioni sarebbero inferiori del 25% alla media e la produzione risulterebbe in calo anche alle quote comprese tra 500 e 1.700 metri. In alcune zone del Molise è stato perso il secondo taglio di erba medica, mentre in Basilicata il caldo ha fatto seccare anzitempo parte delle spighe. La scarsità di alimenti per gli animali rischia inoltre di prolungare gli effetti della siccità oltre l’estate, aumentando i costi degli allevamenti.

Latte. Il caldo agisce negativamente anche sugli animali: le vacche mangiano meno, consumano più energia per regolare la loro temperatura corporea e producono meno latte. Coldiretti segnala flessioni fino al 20% nelle stalle lombarde e trentine e fino al 30% in Toscana e in alcune aree del Molise. Agli allevatori restano costi maggiori per ventilatori, impianti di raffrescamento e acqua, mentre la minore disponibilità di foraggio può rendere più cara anche l’alimentazione del bestiame.Pesci e acquacoltura. Il caldo riguarda anche le produzioni in acqua. Nello stagno di S’Ena Arrubia, ad Arborea, è stata segnalata una moria di pesci con un primo danno economico quantificato in circa 150 mila euro. Il dato non contraddice il quadro relativamente più stabile registrato nei campi irrigui della Sardegna: agricoltura e ambienti lagunari reagiscono infatti in modo differente alle temperature elevate.

Il problema comune rimane la disponibilità d’acqua. Coldiretti sostiene che l’Italia riesca a trattenere soltanto l’11% delle precipitazioni e chiede di accelerare la realizzazione di invasi e il miglioramento delle reti irrigue. Legacoop Agroalimentare pone invece l’accento anche sulla crisi delle assicurazioni agricole. Per il presidente Cristian Maretti, gli investimenti delle imprese in tecnologie e irrigazione di precisione non sono più sufficienti: il clima è diventato un fattore strutturale per agricoltura, industria alimentare e pesca, non una successione di emergenze isolate.

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