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Allam in un “Grande fratello” e Iene conformiste

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La Tv dà i numeri di Giorgio Bellocci  Irrefrenabile, l’ondata di integralismo cattolico si è insinuata nella televisione nei giorni precedenti la celebrazione della Pasqua. “Integralismo” ha per me un preciso significato, che oggi equivale a brama di potere e invadenza da parte della Chiesa negli affari di stato, e che nulla ha da spartire con la fede genuina dei credenti e della stragrande maggioranza degli operatori del settore (sacerdoti, suore, preti missionari, volontari, ecc.). Parlando di tv non alludo alla programmazione della Via Crucis (uno spettacolo superbo nel nome di una tradizione culturale), dei film in tema o della bella puntata di “Porta a porta” sulla Sacra Sindone. Il fenomeno è visibile tra le pieghe dei telegiornali che hanno fatto da megafono alla scelta del Vaticano di diffondere immagini che non avrebbero avuto ragione di esistere, se non per archivi privati, considerata la delicatezza dell’argomento: mi riferisco al battesimo di Magdi Allam. Certo, quella regia così scrupolosa nel cogliere il primo piano soddisfatto di Benedetto XVI durante l’atto deve aver per forza trovato l’assenso dello stesso Allam. Al quale va tutto il rispetto umano per una decisione probabilmente sofferta, ma che dovrebbe porsi il problema di un desiderio di protagonismo che risulta fuori luogo. Destano perplessità anche le dichiarazioni di Luca Tiraboschi, direttore di Italia 1, in merito alla sostituzione in corsa de “Le Iene” con il film Le crociate (giusto per rimanere in tema…). Estrapolo dall’Ansa del 19 marzo: “Ho visionato i servizi della puntata di venerdi. All’interno ci sono due inchieste, lunghe, scabrose e cariche di dettagli che giudico davvero troppo estreme per essere trasmesse nella serata del Venerdì Santo…”. Tiraboschi ha poi aggiunto, in sintesi, che la scelta è stata fatta anche per tutelare i due servizi che andranno dunque in onda il 28 marzo. Difficile capire… “Le Iene”, come altri prodotti di Italia 1, a conclusione della fascia protetta non si crea problemi nel programmare servizi identificabili come scabrosi. Non ci si può ergere a paladini dell’informazione libera, del “porsi fuori dal coro” e poi scivolare sulla notte del Venerdì Santo, denotando non solo un timore reverenziale esagerato ma anche una bizzarra percezione dell’utente medio de “Le Iene”. Che sia uno che intorno alle 22.30 si pone il problema del rituale religioso, magari solo per una volta all’anno? Mah… Davide Parenti, capo progetto dello show, parlando con l’Ansa ha ammesso che “proporre questi servizi sarebbe stato un modo per smarcarci rispetto alla Via Crucis su Raiuno”. Ma infine ha abbozzato senza troppi problemi, nel segno di un insospettabile conformismo.

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