Site icon Telepress

“Almost True”… Troppo bello per non crederci!

Abstract futuristic world & technology business background and space for text, vector illustration

Di Giorgio Bellocci Provate a immaginare per un attimo che l’odierno Gianfranco Fini non sia il leader passato dal Fronte della gioventù ad Alleanza Nazionale negli anni ‘90, ma piuttosto una nuova “crea­tura” costruita dal gruppo Espresso-Repubblica per minare l’eden berlusconiano… O che l’odierna Maria De Filippi non abbia geneticamente nulla a che vedere con l’impacciata studentessa pavese che anni addietro avvicinò Maurizio Costanzo per un’intervista, ma che sia invece un clone realizzato da un fantomatico dipartimento di Ricerca e Sviluppo di Mediaset per fatturare ascolti e introiti…   Ecco, questo potrebbe essere l’approccio migliore per apprezzare “Almost True”, condotto da Carlo Lucarelli e in onda ogni domenica alle 21.30 su Deejay Tv. Di base nel format c’è tanto del know-how del suo ideatore, lo stesso Lucarelli appunto: misteri, segreti e ambiguità. Il tutto legato al mondo del rock e dintorni e non alla storia oscura dell’Italia (come per “Blu notte”). Il programma da un punto di vista narrativo strizza l’occhio al genere mockumentary, vale a dire un “falso documentario” che racconta una versione alternativa delle verità ufficiali su famosissime star. Il mockumentary applica un linguaggio particolarmente idoneo alla narrazione delle vicende di musicisti-icone (suicidi, omicidi, sparizioni, complotti), in quanto si nutre del mito e lo alimenta ulteriormente! Jim Morrison, Elvis Presley, Led Zeppelin, Paul McCartney, David Bowie, Bob Dylan, Tupac Shakur…   Il catalogo dei viventi e non passati sotto la lente di Lucarelli è particolarmente prestigioso. Naturalmente rispetto a “Blu notte” il clima è molto rilassato, e il conduttore gigioneggia senza prendersi troppo sul serio pensando giustamente allo spettatore tipo di  Deejay Tv. “Almost True” è ben confezionato e si gusta fino in fondo nella durata di un’ora senza cali di tensione. L’unico appunto, a volere essere pignoli, riguarda i contributi dei servizi d’archivio, materiale proveniente dalle televisioni americane e inglesi: troppo datato, a prescindere dai personaggi bizzarri che vi appaiono (scrittori invasati da teorie complottistiche, stagionate signore che ricordano i fasti da groupie con la rock star di turno, e tanti presunti “amici di…”).   Personalmente ho trovato eccitante, e perfino abbastanza convincente, la teoria esposta su Jim Morrison: egli non sarebbe morto ma avrebbe cambiato la propria identità trasformandosi nel romantico chansonnier Barry Manilow! Sembra incredibile, però come dice Lucarelli in conclusione di ogni puntata “è una storia talmente bella che è un peccato credere che non sia vera”…

Exit mobile version