Site icon Telepress

Alternative in Vista? Dipende…

Abstract futuristic world & technology business background and space for text, vector illustration

E’ passato un anno dal lancio del nuovo sistema operativo Microsoft, che non convince l’impresa e i privati. Ma il tempo potrebbe salvarlo Secondo uno studio King Research, promosso da Kace, negli Usa il 90% delle aziende del settore information technology considera problematico ancora oggi il passaggio a Windows Vista per i loro computer e, proprio per questo motivo, il 44% prende in considerazione il passaggio a sistemi operativi alternativi. Nel dettaglio: Linux (con le versioni Red Hat, Suse e Ubuntu) per il 68% delle preferenze e Mac Os X per il 28%. Numeri impietosi per il colosso di Redmont visto che solo il 2% dei computer di piccole e medie imprese ha attualmente Vista sui loro computer. I motivi sono: il sistema operativo non compatibile con applicazioni e documenti di lavoro di Xp, l’instabilità della prima versione di Vista, l’interfaccia ridisegnata rispetto alle precedenti e i costi elevati necessari per aggiornare l’hardware. Per questo motivo il 44% delle aziende intervistate dalla ricerca sta considerando l’ipotesi di passare a un sistema operativo diverso da Windows pur di non dover fronteggiare le complessità e i costi di Vista e il 9% di loro ha già fatto il grande passo verso Linux o Mac. Nemmeno il primo service pack per migliorare Vista, recentemente distribuito gratuitamente da Microsoft, sembra aver ottenuto i risultati sperati di maggiore stabilità e velocità del sistema operativo. Anche la grafica di Vista è un freno alla sua adozione da parte delle aziende, che non fanno i salti di gioia pensando alle difficoltà dei loro dipendenti a prendere confidenza con un desktop completamente rivoluzionato rispetto al precedente Windows XP. E proprio per chi usa questo sistema operativo, dice la ricerca King, sarebbe meglio passare a un sistema simile anche nella grafica e nell’organizzazione delle cartelle e dei documenti di lavoro. La richiesta più gettonata dalle aziende è quella di gestire tramite una sola interfaccia tutti i sistemi operativi per rendere più facile la transizione da uno all’altro e creando dei periodi di adattamento meno traumatici e insicuri per i dipendenti. Così nelle aziende, ma la musica non cambia anche sul fronte privati che si riunisco virtualmente sul web per creare il partito del “Non passo a Vista” Tra i capisaldi del movimento: requisiti hardware esagerati (2 Gb e scheda video super per sfruttare le potenzialità); sicurezza con molti bug non ancora corretti; il desktop 3D (bello, ma non indispensabile); presenza di feature già disponibili gratis (esempio: Google Desktop per la ricerca dei documenti); codice sorgente chiuso (nell’era dell’open source è un deficit di sviluppo); il software DRM per il controllo del copyright digitale dei documenti.   Nessun dubbio, Vista proprio non piace Anche una recente ricerca di Forrester ha fatto i conti in tasca a Microsoft per quanto riguarda Vista, ma i risultati sono discordanti rispetto a King Research. Il 50% degli intervistati del settore business ha in programma di passare a Vista entro la fine del 2008 e dopo un anno di tentennamenti. Secondo King è invece al 90% la quota ancora degli indecisi tra le aziende. L’unico dato sul quale sia Forrester che King concordano è che solo il 2% dei computer aziendali negli Usa hanno attualmente Vista. Cosa potrà salvare il nuovo sistema operativo di Microsoft? L’aggiornamento dell’harware nelle aziende, che potrebbe agevolare la migrazione al nuovo sistema operativo. Stesso discorso anche per il settore consumer, con la divulgazione di Vista grazie alla vendita di notebook, che hanno sorpassato le vendite dei desktop. Anche in questo caso il passaggio sarà graduale ma inesorabile. • Marco Scurati  

Exit mobile version