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“(Annapolis) In genere le cerimonie arrivano dopo la pace” (Maariv)

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L’edicola globale  L’ottimismo alla vigilia di Annapolis si trasforma in scetticismo fuori dalla conferenza che in Maryland, alla presenza di Bush, Abu Mazen e Olmert ha tracciato l’inizio del nuovo negoziato tra israeliani e palestinesi. The Associated Press dice che “La Storia va a scuola ad Annapolis”, ma il quotidiano israeliano Maariv è polemico: “In genere le cerimonie arrivano dopo la pace”. La Reuters ribatte che “Gli arabi dubitano che la conferenza di Annapolis porterà la pace” e l’Association France Press specifica che “Il 43% degli israeliani dice che Annapolis è un fallimento”. Il quotidiano israeliano Yediot Ahronot titola “Un nuovo inizio”, ma si mostra scettico sulla possibilità di un accordo entro il 2008, per il quale ci vorrebbe un “miracolo”. Il Jerusalem Post si chiede: “Se si tratti di qualcosa in grado di generare speranze o se invece siamo di fronte a un processo destinato ancora una volta a fallire nel sangue”. Perché Annapolis, allora? L’israeliano Ha’aretz è chiaro: “La paura dell’Iran ha portato i leader arabi ad Annapolis” mentre l’Islamic Republic News Agency ribadisce che “L’Iran è orgoglioso di non essere ad Annapolis”. L’indonesiano Jakarta News racconta perciò: “L’illusione di Annapolis”

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