La Tv dà i numeri di Giorgio Bellocci Il lungo periodo festivo a cavallo tra dicembre e gennaio è stato caratterizzato da pause per i talk d’informazione più seguiti (maglia nera a “Otto e mezzo” che riparte il 21 gennaio) e dalla programmazione sia su Mediaset, sia sulla Rai di vari numero zero di format. I test, finalizzati a eventuali riproposte in palinsesto, hanno visto in pista molti volti noti dell’intrattenimento, da Federica Panicucci a Amadeus, da Enrico Papi a Pupo. Sono emerse indiscrezioni su risultati non particolarmente esaltanti, ma nulla di ufficiale ancora. Il numero zero che però più ha deluso rispetto alle ambizioni (fare servizio pubblico) è stato a mio avviso “Attenti al lupo”, trasmesso su Retequattro il 3 gennaio in seconda serata. E dire che solo ventiquattro ore prima la rete aveva proposto una bellissima puntata di “Vite straordinarie” dedicata a Anna Magnani… Recita la scheda di “Attenti al lupo”: “l’intento della trasmissione è quello di far conoscere meglio al telespettatore il diffuso mondo dell’illegalità, per aiutarlo a difendersene… Il crimine verrà presentato sotto tutte le sue sfaccettature, attraverso le testimonianze di chi lo ha vissuto in prima persona…”. Si sono dunque visti, tra gli altri, Lamberto Sposini e Davide Mengacci raccontare le proprie negative esperienze personali (aggressione e furto, rispettivamente). Non sono inoltre mancate inedite scene di fiction ispirate a momenti di mini e maxi criminalità. La conduzione di questa puntata sperimentale è stata affidata a Edoardo Raspelli, un esempio di come in Italia, una volta che ci si affaccia in video, la sindrome di apparire in contesti estranei al proprio profilo professionale possa fare danni. A volte si è fortunati, se pensiamo a Gigi Marzullo che ha ampliato il proprio orizzonte giungendo a occuparsi pure di cultura; altre volte le ciambelle riescono meno, come dimostra il lungo peregrinare di Irene Pivetti tra i generi televisivi (dal trash di “Bisturi” alle news di “Tempi moderni”). Raspelli doveva limitarsi all’enogastronomia, materia nella quale in ambito televisivo ha pochi rivali. Che tristezza vederlo alle prese con un presunto programma di servizio pubblico, in realtà un manifesto dell’ansietà mirato a mettere in pessima luce il governo Prodi. Decisamente poco televisivo poi quel Raspelli che risponde con affanno al piano sequenza che lo segue mentre snocciola catastrofi e truffe con toni epici. “Matrix” è la dimostrazione che anche Mediaset può fare ottima televisione di servizio (pensiamo solo alle puntate sulla tragedia della Thyssen). L’auspicio è che Retequattro rimanga uno spazio importante per i film, i telefilm e programmi ben fatti come “Vite straordinarie”.
Attenti ai numeri zero

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