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Blog, dieci anni di luci e ombre

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Il primo web-log data 23 dicembre 1997. E’ un fenomeno in crescita che riscuote pareri entusiastici e anche feroci critiche Il movimento dei blog inizia quando Jorn Barger scrisse sul suo sito Robot Wisdom: “Ho deciso di incominciare a riportare sulla mia pagina personale le cose migliori che trovo navigando quotidianamente sul web”. Gli storici considerano quelle parole come la nascita della blogosfera, fenomeno virtuale con una diffusione così rapida che oggi, solo dieci anni dopo, molti pensano sia destinata a spodestare i media tradizionali dal loro ruolo di “officine di informazione”. Ma non sarà così. Per gli internauti l’indipendenza dei blogger è sinonimo di garanzia, quindi di fiducia, perché diventano opinion leader (in Italia, i blog di Beppe Grillo e Luca Sofri) grazie alla struttura informale e fondata sul coinvolgimento del lettore. Per essere autorevoli (o anche solo meritevoli di fiducia) bisogna aggiornare in continuazione i post, collegarli a fonti esterne, ospitare commenti e contributi dei lettori, che a loro volta possono creare nuovi spunti o portare nuove opinioni. Il successo del blog è la libertà di espressione, è l’irriverenza e, se vogliamo, la sua mancanza di filtri. E’ il massimo della libertà di espressione e per questo motivo è sfruttata da politici, vip e aziende, preoccupati dell’influenza sulla loro immagine o sull’orientamento al voto e agli acquisti. Il fenomeno blog piace, ma non si possono ignorare le critiche, come quella di Erold Evans sulle pagine del” Wall Street Journal”, che esprime più di un dubbio sulla loro autorevolezza, perché in molti fanno affidamento su quanto affermato dai blogger, senza verificare di persona ciò che viene detto. E qui cade il delicato equilibrio sul quale si fonda la blogosfera: la fiducia. L’ultima mossa è quella di veicolare le campagne politiche via internet, utilizzando lo schema del blog da parte dei candidati o stimolare le iniziative personali di blogger schierati politicamente. Lo ha fatto la candidata della sinistra francese Ségolène Royal per le presidenziali, ci prova in Italia Mario Adinolfi per la presidenza del nascente Partito Democratico. Riuscirà il fenomeno blog a sopravvivere alla politica? In Cina 50 blogger sono finiti in carcere perché cyber-dissidenti del regime, mentre in Egitto tre attivisti politici sono finiti dietro le sbarre per aver insultato l’Islam e il presidente Hosni Mubarak sul loro blog. Bruce Sterling, il padre del cyberpunk, pronostica la fine dei blog nel 2017. Sopravvivranno e andranno oltre gli attuali 70 milioni in attività censiti dal motore di ricerca dei blog Technorati.com. Si fonderanno con i social network, intrecceranno rapporti con il video-sharing e saranno sempre più espressione di individualità, che parlano di se stessi per loro stessi.   Blog: quasi quasi mi compro 100 commenti… Problemi di visibilità? Il blog langue e nessuno dalla blogosfera si fa vivo per dire qualcosa, anche solo insultarci? La sindrome da abbandono multimediale è una nuova patologia che potrebbe stupire solo pochi sciocchi. Il blog è la trasposizione sul web del proprio “io” come persona o come professionista. Rimanere soli in mezzo a miliardi di persone che ci sfiorano alla velocità della luce senza degnare di un click quanto scritto è frustrante. Il sistema di ranking di ogni blog, lo insegna Google, è da sempre basato su link trasversali e sulla popolarità. Potrebbe essere un sistema “neutro”, democratico e non influenzabile, perché automatico e, dunque, oggettivo. Ma non lo è, perché gli algoritmi si aggirano. Basta capire come funziona il sistema per adattarsi. Magari comprando 100 commenti a 19,99 dollari, 500 a 99,99 e 1.000 a 199,99. Il negozio del salva ego multimediale è BuyBlogComments.com. Non ditelo in giro se fate acquisti, potrebbero picchiarvi (e non sul vostro blog). • Marco Scurati  

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