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Calcio 2.0: in rete con le reti

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Inghilterra attiva sul web: i club chiedono ai tifosi consigli i fan comprano addirittura un team con un social network L’iscrizione a MyFootballClub.com costa 35 sterline e il traguardo è fissato a 50mila soci. Siamo già oltre 47mila firme e tra poche settimane si passa dal sogno alla realtà: depositare i soldi promessi (qualche defezione si può anche mettere in conto) e andare all’arrembaggio di una squadra di basso livello (tipo serie C italiana, ma anche meno) e poi gestire tutto via web con la partecipazione attiva e remota dei soci. I tifosi nell’era del calcio 2.0 scelgono gli acquisti per il mercato estivo, votano per incaricare l’allenatore più giusto, supervisionano gli allenamenti via web-cam e, scelte tecniche a parte, consigliano il mister su chi mandare in campo. Se tutto questo dovesse andare in scena sarebbe il primo esempio di azionariato sociale nel senso più digitale del termine. L’idea è venuta in mente al 36enne inglese William Brooks che da buon pubblicitario quale è nella vita professionale ha deciso di “scendere in campo” e rendere ancora più concreta la sua passione, condividendola con altri. Quante volte si sente un tifoso imprecare “se fossi stato io in panchina, la partita si vinceva”? Ecco allora andare oltre le logiche puramente astratte del Fantacalcio, che esiste anche all’estero con il nome di Fantasy Football, per sbarcare su un campo verde reale. “Quando vedevo i tifosi allo stadio pensavo: se solo ognuno mettesse mille sterline la nostra squadra sarebbe migliore – dichiara Brooks in un’intervista al web magazine Assigment Zero -. Probabilmente riusciremo a permetterci un club delle categorie minori, quinta o sesta divisione, ma vedremo cosa deciderà la maggioranza”. Per il momento i voti espressi sul sito parlano chiaro: l’obiettivo, poco realistico, è quello di mettere le mani sul Leeds United o sul Nottingham Forest. Più probabile un ripiego come il Brighton, in League One (la nostra serie C). Ma il principio democratico del web non permette compromessi: vince la maggioranza dei voti. Così sarà anche per l’allenatore. “Il mister allena la squadra e i video degli allenamenti saranno pubblicati sul sito, ogni socio potrà visionarli e valutare chi è più in forma, poi vota la sua formazione tipo e l’allenatore si adegua alla scelta della maggioranza”. Ma se poi gli azionisti smettono di seguire gli allenamenti o sbagliano valutazioni, cosa si fa? “Il calcio è una delle principali dimostrazioni che l’intelligenza delle masse funziona”. Tanti o pochi che siano, l’importante è che il mister non rompa troppo le scatole. L’idea è originale e curiosa. In Italia abbiamo avuto per due stagioni l’improbabile Cervia, allenato da Ciccio Graziani, protagonista del reality show “Campioni”. Non si è salvato da varie retrocessioni televisive e dall’abbandono del pubblico.   Dal calcio giocato a quello romanzato: la famiglia Beckham sbarca a LA Il calcio è sbarcato nel business e non ha intenzione di tornare alle origini: campi spelacchiati, odore di canfora negli spogliatoi, tè caldo all’intervallo e maglie di cotone che vanno bene per l’inverno (ma non tengono caldo) e per l’estate (che fanno scoppiare dal caldo). A proposito di maglie è curioso pensare all’ultima tappa del calvario professionale del calciatore inglese David Beckham: dal Manchester al Real Madrid e adesso ai Los Angeles Galaxy. Sbarcato negli Usa, in un campionato a dir poco mediocre, a suon di milioni è entrato subito nei cuori dei tifosi americani che hanno già comprato migliaia di sue maglie. Inoltre la moglie, l’ormai inespressiva Victoria ex Posh Spice, si diletta nel trasferimento nel nuovo villone hollywoodiano con tanto di show sul canale televisivo Nbc. La morale? Pochi fischi a David, che gioca poco ma fa guadagnare tanto alla sua nuova squadra, e pernacchi a sua moglie finita in fuori gioco per troppo esibizionismo. Sarà anche calcio 2.0, ma ha le sue regole. • Marco Scurati  

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