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“Cara, mi si è ristretto il web”

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Il cyberspazio sta finendo. Lo dice una ricerca di Nemertes Research Group . Più investimenti per sviluppare nuove infrastrutture di rete Siete pronti? Internet potrebbe sparire nel 2010, perché il web è al collasso. Il motivo è da ricercare nell’incapacità delle reti di reggere il traffico dati generato sia da parte degli utenti privati che da aziende e imprese. In rete viaggiano sempre più file e sempre più pesanti: video, musica e dati criptati. Se guardiamo nello specifico in rete si muovono ogni anno circa 161 miliardi di gigabyte. Solo YouTube, ultimo fenomeno del web, muove ogni mese 27 milioni di gigabytes. Numeri comunque destinati a crescere visto che già nel 2008 il sito di videosharing promette un considerevole incremento del traffico legato al lancio dei video ad alta definizione). Ci sono anche i concorrenti di YouTube che non scherzano: Joost e Babelgum oltre allo standard Hd si servono anche della distribuzione con il sistema peer to peer per i programmi televisivi. In pratica si distribuiscono tra utenti online i contenuti che ognuno di loro ha nel computer generando un “torrente” di informazioni che, una volta giunto a destinazione, permette di avere un file completo. E’ il sistema usato dal programma Bittorrent per scambiarsi musica in formato mp3 su internet. E così tocchiamo un altro tasto dolente, perché il boom del p2p è iniziato – e continua – soprattutto tra gli appassionati di musica, che hanno da subito eletto la rete come luogo ideale per lo scambio legale, ma soprattutto illegale, di brani. Insomma, dopo aver ridotto al collasso il mondo reale (leggi “riscaldamento globale”), l’essere umano si evolve nel multimediale e distrugge anche quello virtuale. Secondo i dati di Nemertes, però, il collo di bottiglia a cui si andrebbe incontro non è inevitabile se si mettono in essere da subito degli investimenti mirati per le infrastrutture. Far crescere le reti a banda larga comporta un investimento di circa 137 miliardi di dollari. La cifra è spaventosa e di circa tre volte maggiore di quanto previsto negli investimenti degli operatori delle reti telematiche. Non si tratta del solito allarmismo o di qualche sottile mossa per cercare maggiori finanziamenti governativi: la ricerca di Nemertes è confermata dalle già note preoccupazioni dell’Internet Innovation Alliance (IIA), che da tempo lancia messaggi di allarme a proposito del collasso delle reti. Considerando che la Cina cresce a ritmi vorticosi e aumenta la richiesta di multimedialità online e anche l’Africa dovrà costruire o ammodernare le sue reti si capisce che l’avvertimento è di quelli seri. Il collasso di internet ci riporterebbe indietro di trentanni, non molti in ordine di tempo usando il metro cronologico. Per quanto riguarda il metro dell’evoluzione tecnologica si tratterebbe di un arretramento all’età della pietra.   Quanti sono mille miliardi di giga? Il kilo è preistoria ed è finito anche il tempo dei mega e dei giga, presto potrebbero non bastare più i tera. Nei prossimi anni si sentirà parlare di petabyte, exabyte, zettabyte (mille miliardi di gigabyte) e yottabyte (mille zettabyte). I prefissi peta (dal greco penta a indicare la quinta potenza di mille) e exa (dal greco hex: sesta potenza di mille) sono già standard definiti dalla Commissione Elettrotecnica Internazionale (IEC). Sfogliando online Wikipedia si scopre che il prefisso zetta deriva dal termine greco sept, che indica la settima potenza di mille. Per avere un idea della quantità di dati che 1 zettabyte esprime basti pensare che questo corrisponde a circa 180 milioni di volte le documentazioni conservate nella Biblioteca del Congresso di Washington, negli Usa. Il prefisso yotta deriva dal sempre dal greco okto e indica l’ottava potenza di mille. Queste ultime due unità di misura non sono ancora standard definiti dalla Commissione Elettrotecnica Internazionale. • Marco Scurati  

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