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CER, passi avanti per una nuova energia in Italia

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Che l’energia sia un asset critico del mondo contemporaneo lo sappiamo da tempo. Oggi è in corso la guerra in Iran, con le sue conseguenze sugli spostamenti delle navi nello Stretto di Hormuz e quando iniziò, nel 2022, la guerra in Ucraina provocò una fiammata dei prezzi del gas russo. A ripercorrere però rapidamente i decenni a cavallo fra il XX e il XXI secolo ci possiamo ricordare – a ritroso – anche la prima e la seconda guerra del Golfo, la guerra Iran-Iraq a inizio Anni Ottanta, la rivoluzione iraniana del 1979 e la guerra del Kippur del 1973. Rispetto ad allora, le auto non si fermano più e ci sono anche quelle elettriche, in qualche modo l’energia arriva e in Italia ci si è anche posti il tema dell’autonomia energetica: magari non totale, ma con “lu jentu” (il vento) e “lu sule” (il sole) a disposizione la produzione di energia da fonti rinnovabili è ormai una realtà consolidata.

Da poco Legambiente ha realizzato il focus “Energia Condivisa: costruire comunità per un futuro 100% rinnovabile”. In esso ha contato per l’Italia 1.561 configurazioni di autoconsumo collettivo attive nel 2025, di cui quasi il 58% Comunità energetiche rinnovabili (Cer). Inoltre, secondo i dati cumulati sulle Cacer (Configurazioni di Autoconsumo per la Condivisione dell’Energia Rinnovabile) divulgati sul sito del monitoraggio Pniec, al 31 gennaio 2026 in Italia erano attive 1.839 configurazioni CACER (CER + gruppi di autoconsumatori + autoconsumatori individuali a distanza), per una potenza complessiva installata pari a 178,3 MW.

Ad Annalisa Rizzo, responsabile del comparto CER della cooperativa ènostra, chiediamo innanzitutto, che cosa sia una Comunità energetica rinnovabile e cosa la differenzi dalle altre configurazioni di autoconsumo diffuso.
Le Configurazioni di Autoconsumo per la Condivisione dell’Energia Rinnovabile (cfr. TIAD) sono un nuovo modello che abilita cittadini, PMI ed EELL a promuovere la transizione energetica attraverso produzione, condivisione, accumulo e vendita di energia rinnovabile. La normativa prevede tre possibili forme di configurazione progressivamente più ampie e democratiche: l’autoconsumo individuale a distanza coinvolge sostanzialmente un singolo soggetto, il gruppo di autoconsumatori di energia rinnovabile che agiscono collettivamente è perimetrato a un edificio o condominio, mentre la comunità energetica rinnovabile si estende al territorio.
Da un punto di vista energetico l’obiettivo comune è ridurre la distanza geografica e temporale tra produzione e consumo. Per favorire questa riduzione in Italia sono stati introdotti due tipi di incentivi, uno a fondo perduto per la realizzazione di produzione rinnovabile diffusa (PNRR Missione 2, Componente 2, Investimento 1.2) e il secondo per premiare il comportamento virtuoso dei cittadini che sincronizzano il consumo con la produzione all’interno della configurazione (DM 7 dicembre 2023, n. 414). L’obiettivo delle configurazioni di autoconsumo, e in particolare delle Comunità Energetiche rinnovabili, è però ancora più ambizioso, cioè generare benefici economici, sociali e ambientali sui territori dove opera la comunità e farlo in maniera partecipata. Se tutte le tipologie di configurazione rappresentano uno strumento innovativo per un sistema energetico diffuso e partecipato, le CER sono veri e propri laboratori di democrazia energetica. Sono l’unica configurazione che richiede di costituirsi in soggetto giuridico a controllo democratico – associazione, cooperativa, fondazione, definendo uno statuto e regolamenti che riflettano l’ambizione di generare un impatto specifico sul territorio, che sia attraverso la redistribuzione degli incentivi oppure la promozione di progetti specifici, come progetti di contrasto alla povertà energetica, di sensibilizzazione ambientale, di sviluppo territoriale sostenibile o altro ancora.

Guardando solo i numeri, sembra esserci un panorama vivo e vivace, contando che la prima configurazione italiana è nata a Magliano d’Alpi (Cuneo) nel 2020. È così?
I monitoraggi PNIEC fotografano una crescita costante del numero di configurazioni attivate sul territorio italiano. Se guardiamo alla distribuzione possiamo vedere che questo sviluppo ha concentrazioni territoriali significative e anche modelli differenziati regionalmente sia come tipologia sia come dimensioni medie. I bandi regionali a supporto della fase costitutiva delle CER, sia pubblici sia promossi da Fondazioni, hanno dato uno stimolo significativo e hanno fornito un imprinting per esempio sul ruolo delle PA nelle CER: laddove i bandi erano diretti alle amministrazioni comunali abbiamo visto proliferare CER a trazione pubblica.
Il panorama potrebbe essere ancora più esteso e vitale di quanto i dati dei monitoraggi nazionali possano rilevare contando solamente le configurazioni già riconosciute e incentivate dal GSE, basti pensare che l’indagine sulle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) costituite in Emilia-Romagna, realizzata dall’Help Desk CER ha censito 98 CER costituite delle quali solo 28 sono operative e riconosciute dal GSE.
Con l’esaurimento di misure di sostegno (terminato il PNRR e alcuni bandi regionali), questa vivacità potrebbe subire una riduzione. In questa nuova fase è fondamentale il processo di strutturazione interna delle comunità, la costruzione di autonomia di competenze, l’identificazione come un attore territoriale capace di fare rete e di essere motore della transizione. Proprio in virtù degli obiettivi alti menzionati prima, la comunità energetica non può essere ridotta ad un contenitore per intercettare incentivi.

Che differenza c’è fra comunità, configurazioni e gli altri player del settore energia?
La comunità è il soggetto che attiva il cittadino energetico, rendendolo più consapevole, informato e parte attiva sia nel consumo sia nella produzione di energia rinnovabile. È il punto di riferimento in cui il cittadino si riconosce. A livello territoriale, la comunità accompagna e supporta questo percorso, contribuendo alla transizione verso un modello energetico più democratico e partecipato. Oggi non è ancora un fornitore di energia, ma potrebbe evolvere in questa direzione. La configurazione, invece, è un elemento tecnico: rappresenta l’insieme di consumatori e produttori collegati a una stessa cabina primaria ed è un sottoinsieme operativo della comunità. Gli altri operatori del settore energetico mantengono un ruolo più tradizionale, occupandosi della fornitura di energia e dei servizi tecnici, come l’installazione di impianti fotovoltaici.

Si tratta di realtà pubbliche o private?
Le CER sono, per natura, soggetti autonomi e aperti, basati su una partecipazione volontaria: la comunità appartiene a tutti coloro che scelgono di aderire. Possono essere promosse anche da enti pubblici, che in alcuni casi contribuiscono alla loro costituzione e svolgono un ruolo attivo di impulso e garanzia del progetto. Tuttavia, la titolarità resta sempre condivisa tra i partecipanti. Il coinvolgimento del soggetto pubblico può rappresentare un valore, ma introduce anche elementi di complessità, sia dal punto di vista burocratico sia per la variabilità legata ai cicli amministrativi.

ènostra a quale categoria appartiene e che legame ha con le realtà locali?
ènostra è una cooperativa energetica, potremmo definirla una CER ante-litteram. Da 10 anni operiamo su base nazionale per abilitare i cittadini a svolgere un ruolo attivo nella transizione energetica attraverso un modello di servizi integrati, dalla fornitura e installazione di impianti fotovoltaici alla possibilità di investire nei nostri impianti collettivi la cui energia viene poi fornita ai soci, con l’obiettivo di chiudere il cerchio tra produzione e consumo di energia rinnovabile, tracciata, etica e sostenibile. La nostra crescita basata sul passaparola ha favorito la creazione di “agglomerati territoriali” intorno a soci attivi, partner o CER promosse dai nostri soci. Fin dall’inizio abbiamo visto nelle CER una possibilità di attuare il nostro modello a livello locale, per questa ragione supportiamo e abilitiamo le iniziative locali con servizi di formazione, consulenza, coinvolgimento in progetti finanziati, sperimentazioni congiunte e offerte dedicate.

Facciamo un esempio pratico. Io vivo in un condominio in una città. Come posso partecipare a una CER?
L’adesione ad una CER è libera e volontaria, ciascuna CER in virtù della natura giuridica e dei regolamenti interni può definire un iter di adesione specifico, solitamente digitale. Il cittadino può partecipare come semplice consumatore, mettendo a disposizione i dati della propria utenza di consumo, oppure anche come produttore, qualora abbia un impianto di produzione allacciato in data successiva alla costituzione della CER alla quale aderisce. Il GSE ha reso disponibile una mappa interattiva in cui è possibile verificare, inserendo il proprio indirizzo, le configurazioni attive nel proprio territorio. Come accennavamo prima, molte iniziative non sono però ancora riconosciute dal GSE e il canale principale per conoscerle rimane il passaparola oppure il sito comunale qualora sia ad iniziativa pubblica. Sono inoltre presenti altre mappature delle iniziative CER a cura di RSE e NEXT Economia.

Legambiente ha denunciato “ritardi normativi, incertezze regolatorie e procedure complesse che bloccano un pieno sviluppo delle Cer”, suggerendo al Governo una serie di interventi prioritari. Secondo Lei qual è il problema più grosso al momento e quale potrebbe essere l’elemento di svolta?
Il primo limite è la scadenza per l’accesso alla tariffa premio ad oggi fissata a dicembre 2027. Considerati i ritardi normativi e i tempi necessari per il concepimento e la crescita dei progetti CER, è fondamentale che venga eliminata tale scadenza mantenendo inalterato il plafond complessivo di 5 GW di potenza incentivabile, coerentemente con l’obiettivo riportato nel Citizen Energy Package che mira a incrementare di 10 volte la potenza rinnovabile realizzata da Comunità energetiche in Europa al 2030 (90 GW).
Sarebbe fondamentale inoltre definire un quadro regolatorio abilitante affinché le CER possano operare, come previsto dal DLgs 199/2021 (di recepimento della Direttiva REDII) in tema di mobilità elettrica, efficienza energetica, riscaldamento e raffrescamento, mercato della flessibilità locale.

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