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Classe e perfidia di Daria

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Auditel – I numeri della tv di Giorgio Bellocci Nell’odierno palinsesto de La7 si aggirano due pesi massimi dell’informazione (Giuliano Ferrara e Antonello Piroso) e due fuoriclasse dell’intrattenimento, anche se i loro talk ammiccano con efficacia al redditizio “infotainment” in stile Vespa e Mentana. Alludo a Daria Bignardi e Piero Chiambretti. Reduce dall’eccellente prestazione al dopo-festival sanremese, Chiambretti sembra avere  la strada spianata verso un ritorno in Rai. E Daria Bignardi? “Le invasioni barbariche” continua a raccogliere elogi strameritati, e  la media del 4% di share permette al talk di uscire dalla logica della nicchia che tanto si addice ai programmi più interessanti della rete, da “Otto e mezzo” a “Niente di personale” e “Markette”. Cosa può volere di più una brava giornalista che oltretutto, rispetto agli esordi, è oggi molto più inserita dentro a quel particolare meccanismo di relazioni che sostiene le scelte professionali. Per dirla tutta, anche una personalità “fuori dal coro” (se non altro per livello intellettuale) può legittimamente affidarsi a un agente. Non è dunque scontato che Daria rimanga dove è attualmente. Io penso che una bella scommessa possa essere un passaggio in Rai, a fronte di precise garanzie di spazi e autonomia. In caso contrario meglio continuare l’avventura su La7, apportando magari dei leggeri cambiamenti a “Le invasioni barbariche” solo per evitare facili… crogiolamenti. Posso denunciare una piccolo difetto di Daria? Suvvia in un mare di perfezione ci può stare e lei se ne farà una ragione senza problemi… A volte nel corso delle “interviste barbariche”, forse senza accorgersene, la Bignardi contribuisce a creare quell’atmosfera autoreferenziale tipica di un certo mondo vipparolo (più quello che guarda a Laura Morante che non a Sara Tommasi, per capirci). Nella puntata del 30 marzo Daria è stata invece bravissima a incalzare con sottile perfidia Ennio Doris, presidente di Banca Mediolanum e uomo di grande (e esagerato) potere: prima gli ha permesso di raccontare la favoletta dell’uomo semplice, “di campagna”, che ama andare per trattorie. Alla fine lo ha però invitato a parlare dei rapporti con Silvio Berlusconi e il nostro si è sciolto nel ricordo del Natale ad Arcore! Un racconto degno del miglior Fantozzi. Commozione negli occhi di Doris, sobrie risate da parte nostra!  

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