LA TV Dà I NUMERI di Giorgio Bellocci Alle 22.30, dopo quasi un’ora e mezza di programmazione della fiction, Sergio Cofferati esce dal ruolo di convitato di pietra e viene esplicitamente citato da un personaggio… Il primo episodio della nuova serie de “L’Ispettore Coliandro” ha portato in dote a Raidue, nel prime time di martedì, poco meno di due milioni e mezzo di spettatori, in linea con la media di rete. Ma un progetto ideato da Carlo Lucarelli e diretto dai Manetti Bros. merita comunque una certa attenzione, fosse solo per il tentativo di innovare il linguaggio produttivo della fiction italiana. Bologna è la città in cui Coliandro vive e lavora, così che la citazione del sindaco Cofferati è risultata essere la cosa più geniale vista nella puntata di martedì. L’ispettore è ritornato con tutti i cliché visti nella serie andata in onda nel 2006: un agglomerato di citazioni cinefile del genere poliziesco, un carattere all’apparenza sgradevole (maschilista, razzista, opportunista) che però cela insospettabili qualità umane, ecc. ecc. Egli opera in una Bologna vista come una città in preda al degrado, dove spadroneggia la criminalità straniera che nel primo episodio è degnamente rappresentata da malavitosi serbi alleati alla camorra. La serie vuole essere leggera, a partire dalla perfetta caratterizzazione di Coliandro da parte del monoespressivo Giampaolo Morelli, ma in certi momenti l’umore è veramente plumbeo. Ecco dunque che s’intravede la mano di Lucarelli in apertura dell’episodio: due poliziotti vengono trucidati nella propria macchina, in un clima lontano anni luce dagli stereotipi di solarità di Bologna e invece evocativo della cieca violenza della Uno bianca, la banda che sconvolse la “dotta” negli anni ‘90. Fin dall’epilogo si ha l’impressione che a Bologna le istituzioni siano impotenti, al punto che l’unica soluzione per risolvere la matassa è quella di rivolgersi all’anarchico Coliandro. Sindaco Cofferati dove sei?! Come ricordato in apertura, a un certo punto il rappresentante del PD viene idealmente sfidato da un coltivatore della campagna emiliana accusato di occupazione abusiva: “Se Cofferati prova a fare qualcosa andiamo in mille sotto il municipio a cantargliene quattro”. C’è poco da dire, Lucarelli e i Manetti Bros. dipingono la Bologna di Cofferati! Forse esagerando, perché si dovrebbe anche raccontare che il sindaco è stato osteggiato e sfiduciato dalla sinistra locale per contrasti sulla politica dell’ordine e del rigore. Ma questa è un’altra storia. Godiamoci “L’Ispettore Coliandro” che a parte qualche lungaggine nel racconto è un prodotto godevole, con il suo cocktail cinefilo che spazia da Serpico a “Er Monnezza”, strizzando l’occhio ora a Brian De Palma, ora ai b-movies italiani degli anni 70.
Cofferati nella rete di Coliandro e Lucarelli

Abstract futuristic world & technology business background and space for text, vector illustration
