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Come cambiano i consumi degli Italiani

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Nel corso di settant’anni la spesa delle famiglie italiane si è profondamente trasformata, accompagnando l’evoluzione economica e sociale del Paese. I dati raccolti dall’Istituto Nazionale di Statistica nel report “Storia di dati – I consumi cambiano insieme al Paese” mostrano con chiarezza questo cambiamento, soprattutto nella distribuzione percentuale delle voci di acquisto. Nel complesso, i dati delineano uno spostamento progressivo da una struttura di spesa dominata dai bisogni primari a una più articolata, in cui aumentano i servizi e cambiano le priorità.

Nel 1953 oltre la metà del bilancio familiare, il 52,4%, era assorbita da alimentari, bevande e tabacchi. Se si considerano insieme anche abbigliamento e abitazione, quasi l’80% della spesa complessiva era destinato a bisogni essenziali. Oggi quella quota si è drasticamente ridotta: alimentari e tabacchi pesano per il 20,9% del totale, mentre cresce lo spazio occupato da altre categorie di consumo. Negli ultimi trent’anni, in particolare, la spesa per servizi ha raggiunto circa il 50% del budget mensile delle famiglie, una proporzione che negli anni Cinquanta era interamente assorbita dai beni alimentari.

Guardando l’intero arco storico, i consumi pro capite in termini reali risultano raddoppiati tra il 1861 e il 1951, per poi aumentare di quasi cinque volte nei decenni successivi, pur con un ritmo via via meno sostenuto. Negli anni più recenti, dopo una fase di stagnazione, si è registrata la contrazione legata alla pandemia e un successivo recupero, rallentato però dall’erosione del potere d’acquisto dovuta all’inflazione.

Anche la composizione interna della spesa è cambiata in modo significativo. La quota destinata all’abbigliamento e alle calzature, pari al 10,4% nel 1980, si è progressivamente ridotta fino al 3,7% nel 2024. Nello stesso periodo si è ridimensionata anche la spesa per i tabacchi, più che dimezzata rispetto agli anni Ottanta. Di segno opposto, invece, l’andamento delle spese per l’abitazione e le utenze: questa voce è passata dal 15,9% del bilancio familiare nel 1980 al 26,9% nel 2000, fino a raggiungere il 35,7% nel 2024, diventando la componente più rilevante.

Nel tempo si è modificato anche il peso di alcune voci specifiche legate ai trasporti. La quota destinata all’acquisto e alla gestione dei mezzi privati è cresciuta dallo 0,8% del 1953 all’1,8% del 1963, arrivando al 2,9% oggi. Più marcata la dinamica della spesa per carburanti, che dall’1,5% del 1963 è salita al 4,6% nel 1974, toccando l’8,7% nel 1980 durante gli shock petroliferi, per poi ridiscendere al 4,7% nel 2024.

Un’altra trasformazione riguarda le comunicazioni. Pur mantenendo una quota complessiva attorno al 2% della spesa totale, cambia radicalmente la composizione interna: nel 1997 il 92,3% delle famiglie possedeva un telefono fisso e una su cinque almeno un cellulare, mentre nel 2024 il 96,5% dispone di un telefono mobile e solo il 36,4% mantiene una linea fissa.

Le differenze territoriali restano significative. Negli anni Cinquanta le famiglie del Mezzogiorno spendevano il 12% in meno rispetto alla media nazionale; oggi il divario si è ampliato al 20%. Anche la composizione della spesa è diversa: oltre un quarto del budget delle famiglie del Sud è ancora destinato ad alimentari, bevande e tabacchi, contro circa il 19% del Centro-Nord.

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