Di Giorgio Bellocci “Madonna canterà il suo ultimo successo, Frozen… “ (annuncia Eva Herzigova, straniante presenza a Sanremo nel ruolo di valletta)… “Ah ecco, Frozen… congelato…ispirata alla mia camera d’albergo senza riscaldamento” (risponde il dissacrante conduttore, strappato alla routine della sit-com, davanti alla modella e alla star internazionale)… Non ci sono modi molto originali per ricordare un gigante come Raimondo Vianello, specie dopo il bellissimo articolo di Michele Serra pubblicato su Repubblica all’indomani della sua scomparsa. E’ complesso comunicare alle nuove generazioni cosa può aver significato Vianello per l’arte e il palcoscenico in Italia. Non è facile affermare che lui è stato un super a livello dei Mastroianni, dei Volontè, dei Gassman, dei Tognazzi e di altre leggendari volti, pure non vantando un curriculum a livello dei suddetti. I più giovani, legittimamente, possono ricordare le ultime stagioni di “Casa Vianello”, e non è detto sia agevole cogliere la grandezza del nostro all’interno di quelle quattro mura condivise con Sandra Mondaini… Eppure anche lì si cela il fascino e il talento smisurato di chi riesce a rendere ipnotico e esilarante un canovaccio senza troppe pretese, roba che al confronto le surreali sigle finali del varietà “Noi … no!”, con Tarzan-Raimondo, sono affreschi degni dei Monty Python… Confesso che ho sempre trovato di livello sopraffino l’immolamento di Vianello negli sketch di vita quotidiana con la brava Sandra, proprio perché convinto che lui per primo trovasse il contesto un po’, come dire, raffazzonato, casareccio, improvvisato: senza di lui sarebbe stato un prodotto mediocre; con lui, l’Imperatore pigro dalla battuta fulminante e dalle cellule grigie sempre operative, il tutto assumeva un contorno nobile… Sempre ai più giovani potrebbero non dire molto le sue apparizioni da protagonista nel memorabile tv show di fine anni ‘50 “Un due tre” accanto a Ugo Tognazzi, o le tante partecipazioni al cinema italiano “leggero” ma effervescente di quegli anni (con registi come Steno, Mattoli e Lattuada). Si fidino allora di Nanni Moretti che con ammirata asprezza disse di lui negli anni ‘90: “un attore di serie A che si accontenta di giocare in serie B”. La scena con Eva Herzigova e con Madonna è del Festival di Sanremo del 1998, un’edizione veramente riuscita grazie al distacco e al grande senso dello humour del conduttore, ben sostenuto dalla modella ceca e da Veronica Pivetti. Lo scelgo come il più bel ricordo di Vianello che io mi porterò dentro.
Con Raimondo perfino Sanremo era un cult

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