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Cordier e Antonella Lualdi, come Sarko e Carla

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LA TV DA I NUMERI Di Giorgio Bellocci Ti sintonizzi su Retequattro il giovedì sera per trovare un’alternativa di intrattenimento a “Annozero” (che non sia lo sconcertante trash hit “Lo Show dei Record” su Canale 5) e t’imbatti nel “Commissario Cordier”. Come gli appassionati del genere ben sanno, si tratta di uno dei più longevi telefilm della storia: la prima stagione è stata trasmessa in Francia nel 1994 e da allora fino a oggi ogni anno è stato aperto un set di produzione. La serie è incentrata sulle avventure del commissario di polizia Pierre Cordier (interpretato dall’attore Pierre Mondy), affiancato dai figli Bruno (Bruno Madinier) e Miriam (Charlotte Valandrey), rispettivamente magistrato e giornalista. A dare un tocco di folklore (nulla di più che un po’ di sano “mammismo” all’italiana) ci pensa una ex diva del cinema nostrano degli anni ‘50, vale a dire Antonella Lualdi qui nella parte della signora Lucia Cordier, consorte e madre. Gli eccessivi incroci familiari rappresentano l’unico punto debole di una serie godibile: sovente, nello svolgimento dei rispettivi ruoli, padre e figli si pestano i piedi. Il più delle volte l’incrocio è foriero di subplot o di complicazioni nella soluzione del giallo. Esito che se sviluppato con un minimo di lungimiranza può anche essere fonte di coinvolgimento per lo spettatore, ma che abbassa di qualche spanna il livello qualitativo e di realismo. In conclusione la più defilata di tutti è proprio la Lualdi, cosicché il suo personaggio può essere paragonato per discrezione ad altre mogli di celebri investigatori, da Maigret al magnifico Barnaby, passando per Colombo (dove più che di discrezione in realtà bisogna parlare proprio di assenza, pure a fronte di citazioni-tormentone!). C’è un pizzico di comprensibile enfasi anche sul sito di Retequattro che riporta: “La serie è realizzata con le caratteristiche tipiche del cinema francese: una regia discreta, una recitazione mai sopra le righe e un livello espressivo disinvolto e piacevole…” Non credo che i puristi del cinema francese possano riconoscersi in questa considerazione, è però plausibile affermare che la distanza che intercorre tra la fiction tv e il cinema dei cugini d’oltre alpe è meno preoccupante rispetto al medesimo confronto in Italia. A ogni buon conto Retequattro, cui bisogna dare merito di un tentativo di valorizzazione di serie europee (come quelle tedesche), è il luogo ad hoc per Cordier, anche per i valori sulla famiglia che il telefilm esprime. Il 5,80% di share è però una media ingenerosa per un appuntamento in prima serata.

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