di Giorgio Bellocci Il celere ritrovamento del neonato rapito a Nocera Inferiore la scorsa settimana mi permette di ricordare a cuore leggero che la drammatica situazione-tipo è stata rappresentata molte volte nelle soap opera americane. Penso in particolare alle gesta di Sheila Carter che si è resa protagonista dell’odioso gesto sia nella storica “Febbre d’amore”, sia in “Beautiful” (nata a imitazione della prima, e dalla medesima penna dei coniugi William e Lee Bell). Il “kidnapping” da sempre è un tòpos delle soap: lo abbiamo visto anche in “Sentieri”, in “General Hospital” e nei serial prime time come “Dallas” o “Melrose Place”. Ancora oggi funziona perché ha la capacità di suscitare nei confronti del telespettatore emozioni come la tensione, l’empatia per i genitori, l’odio per l’autore del gesto. A vicenda conclusasi, regolarmente con un happy ending, gli sceneggiatori più bravi riescono a fare ancora “cassa” sfruttandone le conseguenze; è infatti possibile che la coppia di genitori vada incontro a un periodo di crisi, magari accompagnato da sensi di colpa; o che dietro il rapimento si celi a sorpresa qualcosa di imprevedibile, un colpo di scena in grado di investire i destini di altri personaggi. C’è anche chi è particolarmente fortunato: malgrado le connotazioni negative, la succitata Sheila (interpretata dalla brava Kimberlin Brown) si è imposta come uno dei volti femminili più amati dai fan di “Beautiful” e di “Febbre d’amore”, prodotti nei quali lei è riuscita ad apparire grazie alla tecnica del crossover (il personaggio entra in sceneggiature diverse nel pieno rispetto delle unità aristoteliche). M’inquieta un po’ pensare che nella fiction Sheila esercitava il mestiere di infermiera, esattamente come la donna arrestata a Nocera Inferiore per il rapimento del piccolo Luca Cioffi! Coincidenze si dirà, ma da grande appassionato di soap non posso fare a meno di notare che in “Beautiful”, “Sentieri” e “Febbre d’amore” (oggi visibile in originale sul canale TSR dopo la folle cancellazione da parte di Retequattro) vengono rappresentate situazioni troppo spregiudicate e negative per un target di audience così ampio e popolare: il cliché del kidnapping saltuariamente fa capolino, e sempre più frequenti sono gli incidenti stradali di una certa gravità, dovuti alla guida in stato di ebbrezza o all’eccesso di velocità, dai quali il personaggio di turno esce più o meno illeso. E se muore è perché il contratto dell’attore è in scadenza, ma questa è un’altra storia come direbbe Carlo Lucarelli…
Da “Beautiful” a Nocera Inferiore…

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