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Dalla Toscana la prima legge sull’IA che parla di “felicità digitale”

geralt-artificial-intelligence-AI

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L’Italia una legge sull’intelligenza artificiale ce l’ha già, la 132/2025. La Toscana, però, è la prima Regione ad approvare una disciplina organica che regola il modo in cui la propria pubblica amministrazione dovrà utilizzare l’IA. Il provvedimento, approvato dal Consiglio regionale, introduce una Carta toscana dei diritti digitali, istituisce un Osservatorio regionale sull’intelligenza artificiale e prova a tradurre nella pratica alcuni dei principi fissati dall’AI Act europeo, introducendo nuove garanzie per i cittadini, a partire dal diritto alla “felicità digitale”.

Fortemente sostenuta dal presidente Eugenio Giani e dall’assessore all’Innovazione digitale Alberto Lenzi, la legge non disciplina l’intelligenza artificiale in senso generale, né introduce nuovi obblighi per le grandi aziende tecnologiche. Stabilisce invece come la Regione Toscana, gli enti del sistema regionale e le amministrazioni pubbliche dovranno utilizzare gli strumenti di IA nell’erogazione dei servizi ai cittadini, con l’obiettivo dichiarato di garantire trasparenza, controllo umano e tutela dei diritti.

Che cosa cambia davvero

La norma non disciplina l’intelligenza artificiale in senso generale. Non introduce nuove regole per ChatGPT, Google Gemini, Meta AI o gli altri grandi modelli linguistici, che continuano a essere regolati dall’Unione europea e dalla futura normativa nazionale di recepimento.

La legge toscana riguarda invece il modo in cui la Regione e gli enti pubblici utilizzeranno l’intelligenza artificiale nell’erogazione dei servizi ai cittadini. Tra le novità principali c’è la Carta toscana dei diritti digitali, che riconosce ai cittadini alcuni diritti destinati a diventare un riferimento per tutta l’attività amministrativa. Chi si troverà davanti a una decisione presa, o anche solo supportata, da un algoritmo avrà il diritto di sapere che è stato utilizzato un sistema di IA, di ricevere una spiegazione comprensibile del funzionamento della decisione e di chiedere l’intervento di una persona quando il procedimento sia stato automatizzato.

Accanto a questi principi la legge istituisce un Osservatorio regionale sull’Intelligenza Artificiale, incaricato di monitorare gli effetti dell’IA nei servizi pubblici, formulare raccomandazioni e aggiornare le linee guida per il suo utilizzo. Viene inoltre rafforzata la rete dei Punti Digitale Facile, che dovrà aiutare cittadini e imprese a utilizzare gli strumenti digitali e di intelligenza artificiale senza rimanerne esclusi.

Che cos’è la “felicità digitale”

Il concetto che ha incuriosito di più è proprio quello di felicità digitale. Non si tratta, naturalmente, di un diritto a essere felici davanti allo schermo: la legge la definisce piuttosto come il diritto a mantenere un rapporto sano, equilibrato, consapevole e non alienante con le tecnologie digitali e con l’intelligenza artificiale.

In pratica si vorrebbe promuovere il diritto alla disconnessione, contrastare la dipendenza dagli strumenti digitali, proteggere i minori, favorire un uso critico delle nuove tecnologie e fare in modo che l’automazione non sostituisca completamente il giudizio umano o le relazioni tra le persone. Nell’intento della legge, il tempo risparmiato grazie all’intelligenza artificiale dovrebbe trasformarsi in più ascolto, più cura e servizi pubblici più vicini ai cittadini, anziché in una semplice riduzione del personale o in un rapporto sempre più impersonale con la pubblica amministrazione.

A chi si applica la legge

Uno degli aspetti meno evidenti, ma forse più importanti, riguarda i destinatari del provvedimento. La legge non impone nuovi obblighi alle grandi aziende tecnologiche, che restano soggette alle norme europee sull’intelligenza artificiale.

Le nuove regole si applicano invece principalmente alla Regione Toscana, agli enti regionali, alle aziende sanitarie, agli organismi partecipati e, più in generale, alle amministrazioni pubbliche che utilizzeranno sistemi di IA nell’erogazione dei propri servizi. La regione di Giani non pretende di regolamentare l’intelligenza artificiale nel mondo, ma decide come dovrà essere utilizzata all’interno della propria amministrazione.

Ci sono sanzioni?

Il provvedimento non introduce nuove sanzioni amministrative, né crea un’autorità regionale di controllo con poteri repressivi. Non sono previste multe per gli enti pubblici, né tantomeno per le aziende private.

La legge ha soprattutto una funzione di indirizzo: stabilisce principi, impone obblighi di trasparenza agli enti pubblici, crea strumenti di monitoraggio e definisce standard che dovranno orientare l’azione amministrativa. Se un cittadino riterrà leso uno dei propri diritti potrà comunque utilizzare gli ordinari strumenti previsti dall’ordinamento amministrativo, ad esempio chiedendo chiarimenti, l’accesso agli atti o il riesame di un provvedimento.

Cosa cambia per i cittadini

Le novità potrebbero diventare concrete in molti procedimenti quotidiani. Se, ad esempio, un algoritmo dovesse contribuire a stabilire la priorità di una visita sanitaria o l’esito di una domanda per un contributo regionale, il cittadino avrebbe diritto a sapere che è intervenuto un sistema di intelligenza artificiale, a ottenere una spiegazione del procedimento e a chiedere che la decisione venga valutata anche da una persona. L’obiettivo dichiarato è evitare che decisioni importanti vengano delegate integralmente agli algoritmi senza possibilità di controllo umano.

Un modello che può evolvere

Secondo il presidente della Regione Eugenio Giani, la Toscana «scrive una pagina che va oltre i confini regionali». L’ambizione è quella di offrire un modello per tutte le amministrazioni pubbliche italiane. Naturalmente la Regione non può sostituirsi allo Stato o all’Unione europea nella disciplina dell’intelligenza artificiale. Le regole sui produttori di IA, sulla responsabilità dei sistemi e sugli obblighi delle piattaforme restano infatti materia nazionale ed europea.

La legge toscana ha però il merito di aver posto almeno una domanda: come deve comportarsi una pubblica amministrazione quando decide di utilizzare l’intelligenza artificiale? La risposta individuata è semplice quanto ambiziosa: più trasparenza, più controllo umano e un uso della tecnologia che rimanga al servizio delle persone, senza sacrificare quella che la Regione definisce la “felicità digitale”.

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