Le elezioni del 7 maggio in Gran Bretagna hanno portato, come prevedibile, a un cambio di governo. Il Parlamento di Westminster si è però trovato in impasse per quasi una settimana, dopo che le urne hanno premiato i Conservatori ma senza garantire loro la maggioranza necessaria a governare da soli. “E infine venne Cameron. E vinsero i principianti”, titola sarcastico The Independent, sottolineando l’afflato naif e populista del leader dei Tories, che ha dovuto faticare per trovare un accordo con i Liberal Democratici: “Cameron nuovo primo ministro grazie al patto con i liberali”, scrive El Mundo. Patto che ha chiuso l’era del New Labour: “Il rifiuto di un accordo con i Lib-Dem è stato il fallimento finale del Labour”, si legge su The Guardian, mentre Le Figaro descrive il nuovo governo come “una coalizione per fronteggiare la crisi” Per la prima volta dal 1974, il Regno unito si trova dunque con una maggioranza concertata e non decretata dagli elettori: il rischio instabilità è fortissimo ma, come titola The Financial Times, “Cameron cambia gli scenari”, scontentando l’ala destrorsa dei conservatori e lasciando le briciole agli avversari. “Il Labour al rinnovo”, scrive infatti il Daily Mirror: un’intimazione del giornale più vicino alla sinistra, o forse solo una speranza.
E infine venne Cameron. E vinsero i principianti (The Independent)

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