Site icon Telepress

E-lezioni: alla fine vince il “passaparola”

Abstract futuristic world & technology business background and space for text, vector illustration

La politica è divertente. Negli Usa è addirittura entusiasmante con la corsa alle presidenziali. Democratici e Repubblicani si sfidano sul web per la Casa Bianca. Queste nuove strategie di comunicazione multimediali quanto sono strategiche quando si parla di politica di secondo livello, cioè non più quella internazionale ma quella dei singoli territori? La domanda non è scontata. Cosa porta la campagna elettorale che sfrutta il Web 2.0 (MySpace, YouTube, Facebook, Digg, ecc.), nelle campagne per il territorio? I nuovi mezzi multimediali rischiano di confinare ai margini della campagna elettorale i veri problemi dell’elettorato statunitense, del famoso “Mr. Brown” che va a fare la spesa nel mega centro commerciale. Perché, diciamolo senza remore, a parte i mega centri urbani gli americani sono un popolo provinciale ancorato al territorio e alle tradizioni come pochi. Rischia di essere un clamoroso autogol, per chiunque, dimenticarsi di questa realtà a discapito di un’audience mondiale comunque interessata alle vicende politiche americane (guerra in Iraq, surriscaldamento globale, ecc.). L’audience multimediale porterà più voti di quella reale? Un altro interrogativo che merita di essere approfondito. In questa campagna elettorale per le primarie di partito i candidati hanno costruito una community e una loro reputazione online, che è molto diverso dal solo gesto – un po’ mitomane – di mettere video su MySpace e YouTube. Anche perché i candidati che sono rappresentati sul web non hanno tempo per imparare le dinamiche multimediali e non si pongono minimamente il problema di come evolverà nei prossimi mesi il Web 2.0. Allora perché la campagna elettorale su internet? La parola chiave è “semplicità”, dimenticare il passato e focalizzarsi sui contenuti. Non importa quale piattaforma, importa solo la sua accessibilità soprattutto dalla comunità locale. A questo punto si instaura un altro processo di comunicazione, che nulla ha a che fare con il multimediale. Una volta veicolata la propria campagna elettorale, anche sul territorio, si creano nicchie di interesse verso un candidato e la sua politica. Non importa quanto grandi e non certamente le folle oceaniche dei congressi da palazzetto dello sport. Si calamita l’attenzione degli “evangelisti” locali, che devono essere in grado di recepirla e fare propaganda. In nome del passaparola, potente mezzo di marketing che negli Usa vale oro. La recente ricerca di Ms&l “Conversation Catalysts”, che ha coinvolto 7.200 americani (tra i 13 e i 69 anni), dice che il passaparola può generare 1,5 miliardi di riferimenti a un brand (marchio, ma anche personaggio) al giorno. Il gruppo dei Conversation Catalysts produce il 61% di conversazioni in più alla settimana rispetto al totale del pubblico e il 90% di riferimenti. Il passaparola si esprime ancora al meglio nella comunicazione offline, diffondendosi per il 72% attraverso contatti personali, rispetto al 17% delle conversazioni telefoniche e a percentuali più basse per mms, sms, blog e chatroom. Perciò dal web alla comunità locale, l’anello di congiunzione è la chiacchierata confidenziale nel ristretto giro di conoscenze.   Dal serial alla Casa Bianca L’attore Fred Thompson, 64 anni, volto noto della serie tv “Law & Order”, ha annunciato di volersi candidare alle presidenziali americane del 2008, per i repubblicani. “Non ricordo con precisione il momento in cui ho detto ‘Lo farò’ – ha dichiarato Thompson in un’intervista su Usa Today -. Ma quando l’ho fatto, mi è venuta in mente una cosa: ‘Dirò alla gente che penserò a loro e vedrò quale risultato otterrò’”, ha aggiunto l’attore. L’ideatore di “Law & Order” Dick Wolf ha detto che Thompson ha chiesto di lasciare la serie in cui ha interpretato per cinque stagioni il ruolo del procuratore distrettuale di New York, Arthur Branch. Thompson ha detto di volere una campagna che si avvalga di blog, video e altre nuove tecnologie su internet. Marco Scurati 

Exit mobile version