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E’ strage a Oslo (The New York Times)

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Difficile non parlare di quanto successo a Oslo venerdì 22 luglio. Gli attentati nel centro città e la strage dei giovani laburisti sull’isola di Utoya, orchestrati da Anders Breivik, hanno fatto più di cento vittime e messo sotto sopra un intero paese, lasciando sgomenti i commentatori internazionali. “E’ strage a Oslo”, scriveva The New York Times poche ore dopo i fatti, quando ancora i contorni di quanto era successo erano tutti da definire. Una volta svelato il nome e il profilo del primo colpevole, i quotidiani hanno incominciato a discutere sui perché e i percome della follia omicida: “Il killer norvegese è uno di noi?”, si chiede angosciosamente The Wall Street Journal , incapace di riconoscere l’umano in Breivik. “Cos’ha trasformato Anders Breivik nel peggior incubo della Norvegia?”, gli fa eco The Independent . Qualcuno abbozza legami tra la strage e l’estrema destra xenofoba, cui l’assassino (che pare non aver agito da solo) è vicino, almeno ideologicamente. Ma, come fa notare El Pais ricordando il disgraziato intervento di Mario Borghezio, “In Europa non tutti condannano le idee di Breivik”. Quel che è certo è che “Non ci sarà processo fino al 2012”, come riposta Le Figaro . Le Parisien annuncia invece “La fine delle ricerche sull’isola di Utoya”: la tremenda conta degli scomparsi è così giunta al termine e “La polizia comincia a rivelare i nomi delle vittime”, come scrive il Daily Telegraph . E mentre il mondo si arrabbia, sconcertato, di fronte a tanto orrore, la Norvegia dà una lezione di civiltà evitando strepiti e populismi facili (pena di morte, concezione militare della sicurezza), dando ragione a The Guardian che dice: “L’ultima cosa di cui c’è bisogno è una svolta illiberale”

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