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È una nonna genovese di 85 anni la campionessa del mondo di pesto al mortaio

C’è qualcosa di profondamente italiano nella storia di Carla Pensa. Una donna di 85 anni, fruttivendola in pensione, che vive a Roccatagliata — una frazione di appena 53 anime nel comune di Neirone, sulle alture dell’entroterra genovese — e che sabato scorso ha sbaragliato cento sfidanti provenienti da undici Paesi diversi per aggiudicarsi il titolo di campionessa del mondo di pesto genovese. A scegliere la signora Carla sono stati tutti e trenta i giudici della competizione — un verdetto unanime, cosa tutt’altro che scontata in una gara che valuta sfumature sottili come la cremosità della salsa, il verde brillante del colore e, soprattutto, l’armonia dei sapori.

Una favola a colpi di pestello

La storia ha i contorni di una favola gastronomica. Carla Pensa era stata inserita nella lista dei cento finalisti solo all’ultimo momento, quasi per caso. Eppure il suo pesto, preparato con la tecnica che da decenni affina tra le mura di casa, si è rivelato il migliore in assoluto. I giudici hanno valutato cinque parametri — manualità, finezza del pestato, cremosità, colore e armonia dei sapori — e su ognuno di essi la signora Carla ha primeggiato, ricevendo il prestigioso “Pestello d’Oro” tra gli applausi del pubblico.

Sette ingredienti, nessuna scorciatoia

Il Campionato Mondiale di Pesto Genovese al Mortaio si svolge ogni due anni a Genova dal 2008, e le regole sono ferree: ogni concorrente ha a disposizione quaranta minuti e soltanto sette ingredienti — basilico genovese DOP, olio extravergine di oliva Riviera Ligure DOP, Parmigiano Reggiano stravecchio, pecorino sardo stagionato, pinoli italiani, aglio di Vessalico e sale grosso delle Saline di Trapani. Niente frullatori, niente varianti creative. Solo un mortaio di marmo, un pestello di legno e le proprie mani. L’aggiunta di qualsiasi ingrediente non previsto comporta l’espulsione.

Questa undicesima edizione ha visto concorrenti da ogni angolo del pianeta, con ventidue partecipanti stranieri in rappresentanza di undici Paesi. Il concorrente arrivato da più lontano è stato l’americano Craig Stanley Wales, che ha percorso oltre 12.600 chilometri dalle Hawaii per partecipare — e che al pesto ha addirittura dedicato un libro. L’età dei partecipanti andava dai 22 anni di Gaia Amantini, alla sua prima esperienza, ai 92 di Maria Carbone di Davagna.

Più di una gara: un pezzo di identità italiana

Il Campionato Mondiale di Pesto è molto più di una semplice competizione culinaria. È diventato negli anni un evento capace di generare migliaia di citazioni sulla stampa internazionale e di attirare un pubblico per oltre l’80% proveniente dall’estero. Attorno alla gara ruota un ricco programma culturale: un premio letterario sulla gastronomia intitolato al giornalista genovese Pietro Cheli, un concorso per giovani illustratori, la mostra degli antichi mortai delle famiglie genovesi e persino un progetto dell’Istituto Italiano di Tecnologia per studiare come preparare il pesto nello spazio.

Il pesto alla genovese è, insieme alla pizza e alla pasta, uno dei simboli più riconoscibili della cucina italiana nel mondo. Ma a differenza di molti piatti che si sono globalizzati perdendo la propria identità, il Campionato al Mortaio insiste sulla fedeltà alla tradizione: niente blender, niente rucola, niente anacardi. Solo la pazienza di pestare, girando il pestello con un movimento rotatorio che trasforma foglie, aglio e pinoli in una crema verde brillante e profumata.

Fonte foto: Ansa

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