La Tv dà i numeri di Giorgio Bellocci Digressione di Fabio Fazio a “Che tempo che fa” di domenica scorsa: “il primo ministro inglese Gordon Brown è rimasto impressionato da Fabio Capello”… Fulminante commento di Antonio Cassano, ospite della puntata: “dal punto di vista fisico!”… La gag è carina ed è comprensibile a chi si appassiona di vicende calcistiche e conosce i turbolenti trascorsi di “Fantantonio” con Capello, oggi allenatore della nazionale inglese. Ma è soprattutto la reattività di Cassano a colpire, pari alla genialità che egli mostra in campo. Tutta l’intervista del tifoso (doriano) Fazio è stata di questo tenore: un botta e risposta continuo, basato sull’istintività. Vale a dire sulla peculiarità che nel bene e nel male ha rappresentato il leit motiv della vita di Cassano, ricca di alti e bassi specie in campo sportivo. Del suo privato si sa dell’infanzia difficile in quel di Bari vecchia e del bellissimo rapporto instaurato con la madre, aspetti ricordati con grande sincerità e simpatia anche da Fazio (“io sono un ignorante”, alludendo con perspicacia alla sua non brillante carriera scolastica, “mangio solo i piatti che cucina mia madre”, con un po’ di italico mammismo). I giornalisti sportivi ci ricamano un po’ sui suoi presunti colpi di testa (coniato il termine “cassanate”) ma Antonio rimane personaggio allergico alle interviste, specie quelle televisive nei soliti contenitori calcistici. E dire che con la sua genuinità, mista alla saggezza di chi è cresciuto in condizioni disagiate ma che ha l’intelligenza di non buttare via il biglietto della lotteria, Cassano potrebbe tranquillamente fungere da acchiappa-ascolti. Ancora una volta complimenti a Fazio per la scelta e per la gestione dell’ospite. Il plus di “Che tempo che fa” è quello di altri felici momenti televisivi dell’odierno palinsesto, quali “Le invasioni barbariche” e “Niente di personale”: il faccia a faccia di “minoliana” memoria. In tale ottica risulta inspiegabile la cancellazione da parte di Raidue di “Confronti”. Gigi Moncalvo può piacere o no, essere simpatico o antipatico, ma è innegabile che il suo rotocalco spiccasse per lo spessore dei temi trattati attraverso il confronto tra due personalità. Tra queste si sono visti Marco Travaglio, Vittorio Sgarbi, Gianni Vattimo e altri politici o giornalisti di opposte fedi, nel segno del pluralismo. Ricordo un Moncalvo molto… moderatore e poco invadente, se si esclude lo smaccato tifo per Luciano Moggi (atto comunque coraggioso). Ma ricordo soprattutto un certo interesse per quei temi delicati (unioni di fatto, eutanasia, procreazione assistita, ecc.) che oggi rischiano di rimanere fuori dalla competizione elettorale e, conseguentemente, dai talk che proveranno a raccontarla.
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