di Giorgio Bellocci Premesso che è difficile criticare un collega, soprattutto se si tratta di un super del giornalismo, è veramente deprimente osservare Giuliano Ferrara nel suo breve appuntamento quotidiano su Raiuno ( Qui Radio Londra , ore 20.40). All’esordio, nel pieno della tragedia che ha colpito il Giappone, aveva proposto una riflessione spirituale, di elogio verso la filosofia e il comportamento del popolo nipponico, ecc. In molti ci erano cascati, perfino un avveduto osservatore quale Aldo Grasso (“Ferrara è l’ultimo samurai della tv”, “Fosse per me alla sera gli darei molto più spazio…”). Altri avranno pensato: “che sorpresa, solo ragionamenti alti e nessuna difesa di Berlusconi…”. E’ durato solo lo spazio di ventiquattro ore. Nei giorni successivi Ferrara si è inventato l’inimmaginabile per giustificare il comportamento del premier in relazione al caso-Karima el Mahroug. Con punte di ridicolo: ha detto che la cattiveria italiana si riversa contro la ragazza marocchina e le varie “olgettina girls”; che l’amico Silvio è buono d’animo e che soffre perché queste ragazze sono emarginate dalla società per la ricerca di un lavoro (onesto, aggiungerei io). Non sono mancati attacchi virulenti alle toghe rosse e a Michele Santoro. Qui Radio Londra viaggia con una media di 5 milioni di spettatori, forse qualcosa in meno delle aspettative ma dato dignitoso per un programma forzatamente monotono. Per coloro che auspicano un cambio di rotta nella società italiana, dopo il lungo incantesimo berlusconiano, un Ferrara così debordante rimane un alto fattore di pericolo.
Ferrara e la disinformazione colta

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