Site icon Telepress

Fleet Street, il giornalismo britannico che non è più

Abstract futuristic world & technology business background and space for text, vector illustration

Con il trasferimento dell’ultima testata ancora presente sulla ‘strada dei giornali’, per l’informazione britannica si chiude un’epoca durata tre secoli. Il 26 luglio, l’agenzia di stampa francese Agence France Presse (Afp) lascerà la sua sede storica su Fleet Street, a Londra, per spostarsi a Soho, quartiere poco distante che fu bohémien ma è ora perennemente assediato dalla folla di turisti e dalle vetrine per lo shopping d’alto bordo. Sembra un semplice trasferimento, ma la dipartita segnerà la fine ufficiale di un’epoca del giornalismo britannico e non solo. Afp è rimasto il solo organo di stampa con una sede su Fleet Street, dal Settecento la strada dei giornali, punto nevralgico per l’informazione d’oltremanica. Per tre secoli, gli uffici delle principali testate inglesi e straniere si sono affacciati su quella che per tutti era ‘Ink Street’ (la via dell’inchiostro), e che dalla prossima settimana sarà invece appannaggio quasi esclusivo di grandi banche, finanziarie e importanti uffici legali. La prima stamperia di Fleet Street aprì i battenti a metà del Cinquecento. Qui trovò poi sede il primo quotidiano di Londra, The Daily Courant, nel 1702. Prese il via allora una storia gloriosa, ricca di slanci e contraddizioni, tra indipendenza e giochi di potere, giornalismo di frontiera e sensazionalismo da fogliettone. I primi traumatici sintomi di cambiamento sono invero vecchi di almeno vent’anni, e rimandano a un periodo di crisi sociale ed economica per la Gran Bretagna che, almeno in parte, ricorda le difficoltà di questi ultimi mesi. L’esodo dei giornali verso altri lidi cominciò nel 1986. Rupert Murdoch, per mettere fine a un lungo sciopero del sindacato dei grafici, decise di spostare in un fine settimana quattro testate nella nuova sede di Wapping, a East London, distanti dal cuore pulsante della città (e delle notizie) ma più facilmente controllabili e pronti a incrementare i profitti di un’industria a corto di idee. Così, in meno di settantadue ore, The Times e The Sun, con i loro domenicali News of the World e The Sunday Times, approdarono a quella che, negli anni successivi, sarebbe divenuta celebre come ‘La fortezza’: un enorme palazzo circondato da filo spinato e da possenti cancellate, accessibile solo ai dipendenti, che lavoravano in spaziosi uffici privi di finestre. Iniziò allora l’era del giornalismo britannico dominata dai tabloid e dal ‘metodo Murdoch’, con la sua informazione oltremodo spettacolarizzata e costruita a tavolino. L’evoluzione tecnologica ha poi sparpagliato le sedi di riviste e quotidiani ancora più lontano da Fleet Street, seguendo il percorso orientale del fiume Tamigi fino a Canary Wharf, storico quartiere mercantile e portuale trasformato da Margaret Tatcher nel nuovo polo finanziario di Londra, a fine anni Ottanta. Reuters, l’agenzia di stampa britannica fondata nel 1851, nel 2005 si è trasferita lì, imitando il Daily Telegraph. Daily Mail e The Independent hanno invece scelto la ricca Kensington High Street, nella parte occidentale della metropoli. The Observer e The Guardian hanno una nuova moderna casa nei pressi della stazione di King’s Cross, poco più di due chilometri a nord della ‘via dell’inchiostro’. Chiude i battenti, dunque, la casa del giornalismo britannico: reporter e faccendieri non animeranno più fino a tarda notte la strada curvilinea che porta alla City, rimpiazzati da analisti di borsa e impiegati in doppio petto. A memento dei tempi che furono rimangono i pub storici come Ye Old Cheshire Cheese, che tra gli avventori ha vantato un imberbe Charles Dickens, giovane cronista parlamentare ancora non divenuto grande romanziere. E St. Bride, la chiesa dei giornalisti. Le nostalgie svaniranno nel giro di pochi giorni, e certo quella di Fleet Street è stata una lunga agonia: troppo importante questa strada centrale di Londra per essere, nel 2009, ancora la spina dorsale del quarto potere, di un’industria in crisi d’identità e di fatturato. Troppo angusti i corridoi degli austeri ed eleganti palazzi vittoriani per ospitare gli spazi-aperti delle redazioni del Duemila. In poche parole: troppo importante il profitto, che (re)indirizza (anche) l’informazione e ignora la storia. Stefano Pini

Exit mobile version