Ho un piccolo ricordo personale di Gianfranco Funari che può essere indicativo per cogliere l’intelligenza e l’energia positiva del professionista messo di fronte a situazioni difficili, se non imbarazzanti. Nel biennio 1993-94 egli condusse su Retequattro ” Funari News ” (divenuto poi ” Punto di svolta “), un talk che aveva il pregio di “stare la notizia”, come si dice in gergo, e di ospitare gran parte dei politici che stavano cercando di inaugurare un nuovo corso dopo tangentopoli e la discesa in campo di Silvio Berlusconi. Due anni prima Funari era stato sedotto e abbandonato dall’allora Fininvest: il suo ” Mezzogiorno italiano ” in onda su Italia 1 aveva recato non pochi fastidi ai politici dell’epoca (i socialisti erano ancora in auge) e gli umori del direttore Carlo Freccero rappresentavano in tal senso una miccia esplosiva incrociandosi con il furore all’insegna dell’anti-politica un po’ demagogica dell’anchorman romano. Il programma fu sospeso, e giova ricordare che negli anni successivi il nostro subì altri affronti da parte di Mediaset. Ciò malgrado Funari è rimasto sempre legato in termini di affetto a Berlusconi, abile nel fargli credere che l’ostracismo era da mettere in relazione ai capricci dei dirigenti… Nel 1994 lavoravo per l’ufficio stampa di Retequattro e ho ancora un nitido ricordo di un orgoglioso Funari rientrato nella famiglia del biscione dopo il periodo di esilio. All’inizio protestò un po’ per la collocazione nella più piccola delle reti, poi fece buon viso a cattiva sorte e s’impegnò con generosità nel confezionare un signor programma, a mio avviso uno dei migliori talk politici mai realizzati. Il bello è che Funari lavorava in solitudine, senza una redazione e con una direzione di rete con poca personalità che oltretutto lo osteggiava in modo esplicito (su indicazione di Emilio Fede). L’eccessivo ammiccamento verso l’uomo della strada vessato dai poteri, cliché dei suoi esordi e del frecceriano “ Mezzogiorno italiano ”, aveva lasciato spazio a una maggiore attenzione per il linguaggio televisivo, nel senso tecnico del termine, e a un costruttivo confronto con i politici ospiti. Ovviamente trattandosi di un format intelligente, completamente fuori dal target di rete e posizionato tra una telenovela e l’altra, gli ascolti non furono un granché, al punto che nell’estate del ’94 la dirigenza Fininvest ebbe buon gioco a emarginarlo nuovamente con gaudio di Fede e di Maurizio Costanzo. Il resto della lunga storia di Funari è noto e pieno di alti e bassi, come ampiamente ricordato in questi giorni. Personalmente penso che egli sia stato un inconsapevole responsabile della deriva che ha posto sempre di più il comune cittadino al centro della piazza televisiva, creando terreno fertile per il pessimo utilizzo odierno dei reality (lo stesso si può dire di Enzo Tortora, un altro nome che ha fatto la storia della tv italiana). Ma tornando al bel biennio su Retequattro mi piace ricordarlo fumantino ma cordiale con gli addetti ai lavori mentre cerca disperatamente di comunicare con la direzione di Retequattro. Portare avanti il programma in quelle condizioni è operazione che solo un uomo con certo carisma poteva realizzare.
Funari, un ricordo

Abstract futuristic world & technology business background and space for text, vector illustration
