LA TV DA I NUMERI Di Giorgio Bellocci Nel bel ricordo che lo scorso 26 giugno il Corriere della Sera ha dedicato a Farrah Fawcett c’è un passaggio riguardo a “Charlie’s Angels” che non mi trova concorde. A dimostrazione di come anche un telefilm possa, correttamente, stimolare interpretazioni diverse. Scrive Maria Luisa Agnese alludendo alle belle detective private: “Forse è troppo dire che anticiparono il riflusso e gli anni dell’edonismo reaganiano, di sicuro interpretarono spiriti di innovazione, di voglia di vivere secondo modelli più liberi e meno ideologici…” Io invece trovo che in quel determinato momento storico (1976), con gli Stati Uniti alle prese con il post Vietnam e il post Watergate, “Charlie’s Angels” si sia distinto nella rappresentazione simbolica di un universo in cui bisogna diffidare del prossimo, dove le istituzioni sono impotenti e dove la “giustizia fai da te” è la soluzione. Queste sono considerazioni a posteriori che nulla tolgono alla magia della fruizione della serie in tempo reale e tanto meno alla sontuosità della produzione (incommensurabile il valore pionieristico). Da quattordicenne alle prese con i primi turbamenti sessuali (e con il poster della Fawcett in camera solo perché quello dell’”angelo” Jaclyn Smith non era disponibile) mai avrei potuto individuare i lati “oscuri” dietro l’apparente scenario paradisiaco: Jill (la Fawcett), Kelly (la Smith) e Sabrina (Kate Jackson) vengono subito allontanate dagli ideatori della serie da prospettive più tranquille e tradizionali. Le ragazze avrebbero potuto lavorare in banca, sfilare come modelle, affermarsi in ambito universitario, fare le segretarie, diventare scienziate e, magari, mettere su famiglia. Come agenti speciali operano contro una malavita stereotipata quasi sempre composta da ricconi che non si accontentano di quello che hanno (citazione di James Bond). Tutto molto sopra le righe, come denotano anche i buffi scontri fisici delle nostre con il “nemico”. Spesso le tre vengono corteggiate, ma inevitabilmente lo spasimante si rivela essere il “villain” dell’episodio. A Sabrina, Kelly e Jill sarebbe stato in ogni caso proibito provare sentimenti o passioni travolgenti (per contratto!). Oggi lo possiamo dire: lo scenario reclamava tracce di vetero-femminismo a uso commerciale. E quelle della “guerra fredda”, visto l’insistenza sul “cattivo”, spuntato fuori dal nulla per turbare l’ordine precostituito. Un topos affermatosi in tante serie tv nate nei decenni successivi. Onore alle “Charlie’s Angels”. Specie a Farrah, oggi sicuramente tra angeli più vitali!
I lati oscuri delle “Charlie’s Angels”

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