Il commercio elettronico in Italia arriverà nel 2006 a 4 miliardi (+45%). Il turismo vola, ma Usa, Uk e Francia sono ancora lontane.Il commercio in internet, meglio definito come e-commerce, è uno dei pochi settori in Italia che sta registrando una netta crescita lineare negli ultimi cinque anni. Nel 2000 il mercato dell’e-commerce, allora considerato come una possibile fonte di sviluppo e guadagno, ha fruttato solo 340 milioni di euro. Nel 2005 è andato vicino a toccare quota 3 miliardi e per il 2006 è previsto un incremento del 45% per arrivare a 4 miliardi di euro. Questi sono i risultati emersi dalla ricerca Netcomm 2006, the Italian eCommerce Forum, presentati dell’Osservatorio Netcomm – School of Management del Politecnico di Milano, con la collaborazione di eBay e il supporto di Gruppo Poste Italiane, Intershop e PayPal. Netcomm è un consorzio formato da aziende quali eBay, PayPal, Lastminute.com, ecc., nato per rispondere alle esigenze degli operatori del settore che hanno il duplice ruolo di incrementare un mercato che vive un momento estremamente positivo nel nostro paese e di fronteggiare le barriere derivate dalle sviluppo di questo settore. Il raddoppio degli associati ci fa ben sperare sul futuro di questo consorzio – afferma Roberto Liscia, presidente di Netcomm – Non si tratta solo dell’ingresso di 11 aziende, ma dell’importanza che esse rivestono per l’intero comparto. Il settore in Italia è molto concentrato: I primi 20 operatori coprono oltre il 70% del mercato – dice Liscia -. Il nostro obiettivo è quello di crescere ancora perché solo in questo modo si riuscirà ad aumentare il proprio peso a livello istituzionale e si potrà realmente dare voce al comparto. Siamo quindi molto felici dei primi traguardi raggiunti come l’accordo con la School of Management del Politecnico per la prosecuzione di un lavoro di analisi del settore avviato dal lontano 2000, quando l’e-commerce in Italia muoveva solo i primi passi. Da allora registriamo una crescita costante a due cifre, come dimostrano anche i dati presentati oggi. Altro importante traguardo è Netcomm 2006, the Italian eCommerce Forum, che è la prima di una serie di giornate che hanno l’obiettivo di far incontrare tra loro le aziende del comparto, non solo i merchant, ma i rappresentanti dell’intera filiera.A trainare l’e-commerce in Italia, con un’incidenza del 43%, è il turismo, nonostante una lieve riduzione del tasso di crescita. Nel 2006 il segmento ha registrato un transato di oltre 1,7 miliardi. Seguono informatica ed elettronica di consumo che nel 2006 si apprestano a superare i 420 milioni di euro, con un rialzo superiore al 30%. Le assicurazioni registrano un peso al di sotto del 10% con una leggera riduzione rispetto agli esercizi precedenti. Abbigliamento ed editoria invece hanno confermato la tendenza positiva con una crescita del 3% ciascuno. La categoria grocery è rimasta stazionaria e tutti quei comparti che si possono definire sotto il termine altri (alimentari, oggetti artigianali, prevendite biglietti) hanno aumento il loro peso in maniera significativa passando dal 26% al 30% trascinati dalle vendite consumer to consumer. Il valore medio degli ordini cambia da settore a settore. Si passa da 440 euro delle assicurazioni a 45 dell’editoria, per il turismo la media è di 180 tenendo conto che per la vendita di viaggi si va da 400 a 500 euro a ordine e per le prenotazioni alberghiere e la vendita di biglietti i valori si attestano sotto i 100. Lo scontrino medio per informatica ed elettronica di consumo è in calo e passa a circa 180 euro nel 2006 contro i 200 del 2005, ma aumenta la vendita di accessoriUn dato particolarmente rilevante nello scenario del 2006 è la sostanziosa crescita nella distribuzione delle vendite delle imprese Dot Com, a scapito di quelle tradizionali. Partendo dal buon risultato del 2005 le Dot Com chiuderanno l’anno in corso con il 50% del mercato online complessivo. Le imprese commerciali tradizionali si sono attestate al 9% e quelle tradizionali produttrici sono scese dal 4% al 3% del mercato totale. Gli operatori pure player’ chiuderanno il 2006 con oltre il 52% del mercato superando gli operatori multicanale’. Altro aspetto confortante per il nostro paese è il netto rialzo, dell’80% rispetto al 2005, delle vendite all’estero che si apprestano a superare quota 650 milioni di euro contro un valore di poco inferiore ai 370 milioni dello scorso anno. Il successo oltreconfine del made in Italy si deve alla crescita del comparto dell’abbigliamento, soprattutto in paesi extra Ue come Usa e Giappone, e alla buona progressione del turismo dovuta ai soddisfacenti risultati dei portali di hotel particolarmente apprezzati dai clienti stranieri. Nella categoria Altro’ crescono coloro che vendono prodotti tipici, fiori e preziosi. Il metodo di pagamento preferito dagli italiani, punto di analisi fra i più importanti in quanto causa di scetticismo fra i clienti, è la carta di credito, con un 70% dovuto soprattutto agli acquisti nell’ambito del turismo. Segue PayPal, soluzione passata sotto il controllo di eBay che permette di ricevere i pagamenti su un conto senza dover condividere le proprie informazioni finanziarie riservate con gli altri internauti, conta il 10% delle preferenze. Troviamo poi i bonifici (9%), i contrassegni (8%) e i finanziamenti (1%).Se analizzati dal punto di vista nazionale i dati dell’e-commerce nostrano sono estremamente positivi, ma una volta contestualizzati nello scenario internazionale, sia extraeuropeo sia europeo, mostrano i limiti evidenti del nostro paese. I risultati si rivelano inferiori in tutti i comparti, fatta eccezione per quello del turismo. Negli Stati Uniti l’e-commerce nel 2006 dovrebbe superare i 230 miliardi di dollari, con una crescita del 19% rispetto ai 190 dell’anno precedente, trascinato dal turismo e dall’informatica, settori ben avviati anche in Italia. Significativi negli Usa anche i pesi di due comparti poco rilevanti nel nostro paese, quello delle auto e parti d’auto, che raggiungerà un valore stimato di quasi 16 miliardi, e quello dei prodotti per la casa, con un peso complessivo di circa il 10%. Nel confronto con il resto dell’Europa occidentale emerge invece il distacco con i risultati del forte mercato britannico, che vanta un valore stimato di oltre 26 miliardi di euro, con quello tedesco, che ha un valore pari a circa 23 miliardi, e quello della vicina, geograficamente ma ancora lontana pensando al commercio in rete, Francia che dovrebbe quest’anno superare i 9 miliardi di euro. Il valore complessivo dell’Europa occidentale è di 90 miliari di euro, in crescita del 30% se confrontato con i 65 dello scorso anno. Martina Pennisi
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