La notizia dell’uccisione di Osama Bin Laden, da quasi un decennio il ricercato più famoso e pericoloso del globo, ha echeggiato prima online, via Twitter, poi in tv, con il discorso ufficiale di Barack Obama, lo scorso primo maggio, infine sui quotidiani di tutto il mondo nei giorni successivi. “I militari americani uccidono Bin Laden”, titolava poche ore dopo il fatto T he Wall Street Journal , senza fronzoli. La portata dell’avvenimento ha inizialmente offuscato le considerazioni in merito allo stesso. “Gli Usa uccidono Bin Laden”, si leggeva sul Los Angeles Times , come se la partita si giocasse esclusivamente tra Stati Uniti e terrorismo. Questa personificazione dello scontro tra l’America e ‘il male’ ha portato a commenti triviali come quello del tabloid New York Post , che in prima pagina titolava “Preso!”, con un breve sommario che recitava: “Ecco la vendetta! Gli Usa inchiodano il bastardo”. O come il newyorkese Daily News , la cui copertina strillava: “Marcisci all’inferno!”, con una foto di Osama a tutta pagina. Più prosaico The Washington Post , che riprendendo le parole di Obama scriveva: “Giustizia è fatta”. Un’ansia di rivalsa forse giustificata, se è vero, come ha scritto Les Echos , che Bin Laden è stato “l’uomo che ha fatto tremare l’America”
I militari americani uccidono Bin Laden (Wall Street Journal)

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