Nel 2006 l’informatica italiana è cresciuta dell’1,6% a 19.804 milioni di euro. Vanno meglio le tlc che segnano un +2,1%. Cresce, seppur a un ritmo molto lento, il mercato informatico italiano. I dati del 2006 rilevati dal Rapporto Assinform , rilevano come abbia raggiunto i 19.804 milioni di euro in crescita dell’1,6% sull’anno prima. Va meglio al segmento tlc (apparati, terminali e servizi per reti fisse e mobili) che nel 2006 ha generato un business di 44.040 milioni di euro (+2,1%). “L’informatica italiana non solo si conferma in crescita per il terzo anno consecutivo, ma sta accelerando il suo ritmo. Il trend positivo degli investimenti It rispecchia la curva descritta dall’andamento internazionale, che vuole l’informatica crescere come o più del Pil, fenomeno che si sta registrando quest’anno per l’Italia. E’ questo un risultato importante, che segnala come l’innovazione tecnologica stia giocando un ruolo significativo nella ripresa economica in atto” sottolinea il presidente di AITech-Assinform Ennio Lucarelli. Il nostro paese perde decisamente il confronto con la media europea e statunitense. L’Europa nel 2006 ha registrato una crescita media degli investimenti in informatica del 3,7% rispetto all’anno precedente e gli Stati Uniti del 5,8%. Il rapporto sottolinea come questo gap si sia tradotto nel divario di produttività registrato dalla nostra economia rispetto agli altri paesi. “Il recupero di produttività – avverte Lucarelli – è un obiettivo primario per il sistema Italia che, come dimostrano i trend dei paesi nostri concorrenti, si raggiunge con un grande sforzo di investimento in It. E questo le imprese italiane ed alcuni settori dell’economia lo hanno capito e lo stanno dimostrando proprio con l’incremento della domanda d’informatica”. Secondo Lucarelli lo scenario internazionale “rivela che le novità più rilevanti dei prossimi anni arriveranno dal software e dagli applicativi, comparti su cui abbiamo tutte le possibilità di disegnare un nuovo spazio italiano di produzione d’innovazione tecnologica”. L’82% della produzione di valore aggiunto dei comparti software e servizi arriva dall’Italia. “Si sta aprendo una fase dell’economia mondiale in cui la capacità di ricercare, produrre, offrire sul mercato innovazione informatica rappresenterà un valore aggiunto sempre più strategico nella competizione internazionale, a cui l’Italia non può rinunciare, ma anzi deve trovare la via per valorizzare e potenziare le sue capacità innovative” Nel 2007 il settore It in Italia dovrebbe crescere del 2% rispetto ai 19.804 milioni di euro del 2006, e raggiungere il valore di 20,2 miliardi. Sono previsti un ulteriore consolidamento della crescita dell’hardware, una maggiore velocità di crescita degli investimenti nel software e una ripresa della domanda di servizi professionali. Avranno invece una dinamicca incerta le tlc che dovrebbero crescere solo dell’1%: rispetto ai 44.040 milioni del 2006 si supererà a stento la soglia dei 44.500 milioni. Continuerà la spinta della domanda di servizi a valore aggiunto su rete fissa e mobile, ma il settore sconterà gli effetti dei più recenti interventi regolatori. In generale per il settore Ict nel 2007 si stima un mercato aggregato in crescita dell’1,3% rispetto ai 63.844 milioni del 2006, e pari a 64.700 milioni. Lucarelli ha le idee chiare su come dare impulso al settore: occorre realizzare un mercato altamente concorrenziale e competitivo per i settori dell’Information & Communication Technology, rafforzando il processo di liberalizzazione dei servizi e di deregulation delle norme anticompetitive. Queste ultime, come rilevato recentemente da un’indagine Ocse, hanno effetti ancor più negativi se incidono su settori strategici per l’innovazione del Paese. E’ necessaria anche una politica ad hoc per sostenere l’innovazione nell’It che può essere attuata attraverso il lancio di un progetto nazionale sull’informatica nell’ambito di Industria 2015: “Dobbiamo coniugare le opportunità offerte dalla rivoluzione It alla risoluzione di problemi nazionali”, afferma, precisando che: “dentro Industria 2015 l’informatica va considerata come settore strategico messo al servizio dello sviluppo dei cinque già scelti, che sono il risparmio energetico, la mobilità sostenibile, i beni culturali, il Made in Italy, le scienze della vita. Ciò consentirebbe di acquisire know-how e brevettare nuovo software e nuove applicazioni, che potrebbero poi essere proposti sul mercato internazionale”. • Simona Montella
Ict, cresce ma non decolla

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