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Il giornalismo 2.1 di Murdoch

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Il magnate di News Corp. a tutto campo: difende la scelta del paywall, attacca Google, elogia iPad e ignora gli attacchi del governo inglese.   Rupert Murdoch è abituato alla cresta dell’onda. E, nonostante il tempo passi inesorabile, non rinuncia al ruolo (congeniale) di mangiafuoco dei media. Il gran capo di News Corporation è stato protagonista, nei giorni scorsi, di un vivace scambio di battute con Gordon Brown, primo ministro britannico, circa scopi e futuro dell’informazione, a poche settimane dall’introduzione ufficiale del paywall sul sito web di The Times, quotidiano di spicco tra quelli controllati da News Corp. nel Regno Unito. “E’ la via per la salvezza”. Questo lo stringato commento di Murdoch sul modello a pagamento per le notizie online. L’industriale è convinto che le sottoscrizioni degli utenti siano il solo modo per capitalizzare il traffico sui portali dei giornali e garantire alta qualità. A favore della sua teoria porta il successo di The Wall Street Journal, testata americana gestita sempre da News Corp., capace di raccogliere oltre mezzo milione di iscrizioni al suo servizio web (i dati sono forniti dallo stesso editore e non verificabili).   Sembra pensarla diversamente il capo del governo d’Oltremanica, che, ospitato dal network pubblico Bbc, dice di non credere nella rivoluzione dell’informazione digitale a pagamento: “Le persone si sono abituate ad avere le notizie senza pagare – ha detto il leader laburista -. Non credo (Murdoch, ndr) sarà capace di organizzare le strutture a pagamento in modo che siano appetibili”. Un attacco frontale dettato forse dalla scelta di News Corp. di supportare il Partito Conservatore alle prossime elezioni politiche in Gran Bretagna: “Credo che ci sia un intero settore della comunicazione che debba rimanere gratuito” ha concluso il Primo Ministro.   Murdoch ha schivato le accuse sostenendo che da sempre fa informazione non indirizzata politicamente e che la scelta del paywall è una questione di sopravvivenza: “Abbiamo conservatori e progressisti tra le nostre firme, libertari e altri ancora”, ha detto. Quanto alla consuetudine di usufruire dell’informazione via web gratuitamente, l’editore crede invece nella logica semplice del mercato controllato dai grandi gruppi, che potrebbe cambiare le abitudini dei consumatori: “Quando non avranno alcun altro posto dove andare, allora cominceranno a pagare, se si chiederà loro una cifra ragionevole”   A mettere in pericolo i piani futuri dell’editoria web a pagamento potrebbe essere il rapporto conflittuale tra editori online e motori di ricerca. “Fermeremo gente come Google o Microsoft o chiunque rubi le notizie per niente – ha tuonato Murdoch, evitando come di consueto le mezze misure -. C’è una legge sul diritto d’autore e va riconosciuta”. L’attacco ai search engine ha intenti commerciali. News Corp. vuole strappare contratti di distribuzione dei propri contenuti alle grandi compagnie internet, più che forzare la chiusura degli aggregatori di notizie. Secondo Murdoch, Google e simili hanno trovato una “miniera d’oro” nella raccolta delle news prodotte dai diversi quotidiani. E, quando si parla di denaro, il magnate australiano ha le idee chiare: “Prendono contenuti per niente. Hanno un modello di business molto furbo”, dice sarcasticamente, accusando i motori di ricerca di furto intellettuale.   Tra tanti sintomi di tecnofobia, l’ideatore dell’infotainment mostra grande ammirazione per iPad, decantandone le potenzialità di mercato. L’ultimo dispositivo Apple potrebbe lanciare definitivamente il modello digitale, secondo Murdoch, limitando l’informazione cartacea a poche specifiche pubblicazioni. I tablet e le applicazioni, esplose recentemente e remunerative anche per i quotidiani online, si vestono dunque da salvatrici dell’industria delle news: “Ho visto uno scorcio del futuro lo scorso fine settimana, con l’esordio di iPad. Se ci fossero meno quotidiani e più meraviglie come questa…”. Il giornalismo 2.1 secondo il capitale. • Manuela Izzo  

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