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Il gratuito è troppo costoso?

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Gli editori continuano a dibattere su giornalismo web e bilanci in perdita. Abbandonare il modello free è la strada intrapresa da News Corp. Fine anno e tempo di bilanci anche per l’editoria internazionale, la cui lunga moria è stata accelerata dai venti di crisi degli ultimi diciotto mesi, con conseguente emorragia pubblicitaria. Tra le potenze di settore, News Corporation – che controlla tra gli altri The Sun, The Wall Street Journal, Fox e Sky – è da sempre promotrice della svolta a pagamento per le news online. A ribadire la posizione oltranzista della multinazionale dei media, con un lungo intervento presentato al World Newspaper Congress, è stato Les Hinton, capo esecutivo della sezione statunitense di News Corp. “La stampa è il principale responsabile delle sue stesse problematiche attuali”, così Hinton ha cominciato la sua arringa. Secondo il referente di Rupert Murdoch, la colpa più grave dell’intellighenzia editoriale sarebbe stata quella di essersi lasciata sedurre troppo facilmente dalle lusinghe del giornalismo digitale, dall’utenza potenzialmente enorme di internet. Tutto questo senza considerare realmente le possibilità di sviluppare un business vero e proprio tra i lidi della rete. “Come può essere che internet prometta così tanto e garantisca così poco [profitto]?” si è chiesto Hinton. Monetizzare traffico e spazi web resta il problema più grosso per le imprese editoriali del terzo millennio. News Corporation ha scelto lo scontro frontale con la rete e si appresta a lanciare servizi a pagamento per le sue principali testate. “Stiamo permettendo che il nostro giornalismo – miliardi di dollari ogni anno – sia rubato da internet. Stiamo cedendo i nostri sudati diritti ai motori di ricerca, agli aggregatori e ai ladri dell’era digitale” ha tuonato  il responsabile di Dow Jones, andando a colpire, pur senza nominarlo, uno dei nemici storici del clan di Murdoch, ossia Google. L’attacco al web è dunque diretto, poiché il colosso multimedia ne mette in discussione la struttura, sempre più basata sull’attività dei search engine e sui servizi (interni o prodotti da terzi) offerti dagli stessi. Google, Yahoo! et similia sono ormai vere e proprie interfacce alla navigazione, che selezionano, organizzano e permettono la gestione dei contenuti digitali agli utenti, convogliando sempre più le attività di navigazione sulle proprie pagine, attraverso l’integrazione di social network, community e, soprattutto, delle news. Le premesse dell’intervento di Les Hinton non possono che portare a una conclusione perentoria: “Il gratuito costa troppo”. Ragion per cui la sola via da seguire secondo l’alto dirigente è quella che porta a contenuti premium, che restituiscano immediatamente un profitto a chi fa giornalismo e informazione online. “Perché le notizie costano. Perché la qualità costa. Perché la fruizione libera non è sostenibile” Quel che è certo è che l’economia digitale basata sulle inserzioni pubblicitarie sembra creare problemi e apprensioni a molti editori. Nonostante alcuni tra i più noti portali italiani e stranieri (come Repubblica.it e Wall­StreetJournal.com) dichiarino di essere ormai in condizioni di autosufficienza e di non dipendere più dai guadagni delle edizioni cartacee, News Corp. afferma la necessità di rivedere alla radice il modello di business dei giornali web. “I pubblicitari, ora, vogliono metodi ‘vecchio stile’ per quantificare l’impatto delle loro inserzioni” spiega Hinton, secondo cui l’audience esposta a pubblicità su siti d’informazione di alta qualità è meglio impressionata dal brand e più disponibile all’acquisto. E la buona informazione, già si è detto, va pagata. L’equazione pagamento – contenuti di qualità è però troppo semplicistica e probabilmente non vera. Le contraddizioni della politica editoriale proposta dal network di Murdoch si rivelano nelle battute conclusive di Hinton: “Serve razionalizzare le inefficienze. In futuro, il buon giornalismo dipenderà dall’abilità degli editori di attrarre clienti con notizie che questi vogliono pagare”. Ammesso che un giornalismo che rincorre pedissequamente i propri lettori, riducendo gli investimenti su mezzi e forza lavoro, possa essere di qualità • Stefano Pini  –  Manuela Izzo

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