Giorni di subbuglio per l’Egitto, dove una rivolta popolare contro il governo di Hosni Mubarak, presidente in carica dal 1981, ha portato al blocco temporaneo delle telecomunicazioni, a scontri di piazza e a manifestazioni oceaniche per chiedere una svolta democratica. “Il milione del Cairo”, titolava El Pais il due febbraio raccontando l’adunata del pomeriggio precedente. Adunata pacifica fino a quando non sono scesi in strada i sostenitori di Mubarak, causando violenti scontri: “Sangue per le strade del Cairo”, ha scritto Time , mentre Cnn parlava della “crisi d’Egitto alla svolta violenta”. La folla, nonostante i feriti, non demorde. Secondo Al Jazeera si tratta di una “guerra di resistenza”, anche se il presidente non sembra voler abbandonare l’incarico: “Lascerò il potere non ricandidandomi alle elezioni”, si legge su The Washington Post , ma ai protestanti non basta. “Mubarak deve lasciare subito”, dice Barack Obama, ripreso dal sito internet di Liberation . La situazione è sempre più tesa, in Egitto e non solo. Tutto il Nord Africa presenta focolai di rivolta: la crisi economica e la libertà latitante hanno sfinito i popoli del Mediterraneo. “E’ la fine delle dittature?”, si chiede Le Monde . Difficile sperare il contrario.
Il milione del Cairo (El Pais)

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