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Il “Modello Sanremo” 2026: una potenza economica da 252 milioni di euro

Il Festival di Sanremo ha smesso da tempo di essere una competizione canora per trasformarsi in uno dei motori strategici più sofisticati dell’economia creativa italiana. Giunto alla sua 76ª edizione, l’evento celebra l’identità culturale del Paese e consolida un primato economico che lo proietta nello scenario dei grandi eventi globali. Secondo l’ultima analisi di impatto economico curata da EY-Parthenon, l’edizione 2026 ha generato un valore complessivo pari a 252,1 milioni di euro, confermando un trend di crescita straordinario se si considera che solo due anni prima il valore si attestava sui 205 milioni.

Il valore della produzione di 252,1 milioni di euro è composto principalmente dai 175,6 milioni di euro generati da pubblicità e sponsor, che rappresentano la voce di entrata più rilevante dell’intera manifestazioneA questa si aggiungono 48,2 milioni di euro riconducibili alle spese organizzative, che includono i costi per la produzione televisiva, gli allestimenti e la logistica, e 28,3 milioni di euro derivanti dalle attività economiche di spettatori e professionisti presenti sul territorioSotto il profilo dei canali di impatto, la cifra complessiva si suddivide in 101,9 milioni di euro di impatto diretto, 110,4 milioni di impatto indiretto lungo le catene di fornitura e 39,8 milioni di impatto indotto generato dai consumi dei lavoratori coinvolti

Questa cifra non rappresenta un dato isolato, ma riflette la capacità del sistema Italia di attivare intere filiere produttive attraverso la cultura. Il contributo diretto al Prodotto Interno Lordo nazionale, espresso come valore aggiunto (valore complessivo depurato dalle spese vive sostenute lungo la filiera produttiva), sfiora i 96 milioni di euro, un risultato che acquisisce ancora più vigore se confrontato con altre manifestazioni internazionali di primissimo piano. Basti pensare che l’Eurovision Song Contest 2023, ospitato da una metropoli come Liverpool, ha generato un impatto economico per la regione di circa 63 milioni di euro; una cifra significativa, ma che sottolinea come la densità economica prodotta dai cinque giorni della kermesse ligure sia ormai superiore a quella di molti colossi mediatici mondiali.

Il segreto della forza di Sanremo risiede nel suo straordinario effetto moltiplicatore, pari a 2,47. Questo significa che ogni euro investito direttamente nell’organizzazione o dagli sponsor è in grado di generare quasi due euro e mezzo di valore per l’economia nazionale, alimentando una rete che sostiene oltre 1.310 posti di lavoro a tempo pieno. È un ecosistema che vive della sinergia tra pubblico e privato, dove gli investimenti organizzativi, stimati in circa 20 milioni di euro per la produzione e la logistica, fungono da innesco per una raccolta pubblicitaria e di sponsorizzazioni che da sola vale 175,6 milioni di euro.

L’Italia si conferma così come il terzo mercato discografico in Europa e Sanremo agisce da catalizzatore per un settore che ha ormai superato i 460 milioni di euro di valore nazionale. A beneficiare di questa onda d’urto è anche il territorio ligure e l’indotto turistico, caratterizzato da un profilo di visitatore ad alto valore aggiunto: lo spettatore del Festival spende mediamente 500 euro al giorno, distribuendo ricchezza tra il settore ricettivo, la ristorazione e lo shopping di lusso, confermando che l’evento non attrae solo pubblico, ma capitali e prestigio.

In ultima analisi, il Festival di Sanremo 2026 si configura come un esempio magistrale di Soft Power italiano. Mentre il mercato globale del turismo musicale si prepara a toccare vette record nei prossimi anni, l’Italia dimostra di possedere un format unico al mondo, capace di coniugare la tradizione del “Made in Italy” con una modernità industriale e finanziaria d’avanguardia. Valorizzare Sanremo significa dunque riconoscere l’eccellenza di una nazione che sa trasformare la propria eredità artistica in un pilastro di stabilità economica e di leadership internazionale.

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