La tv da i numeri Di Giorgio Bellocci Giornalisti che vanno via (anche in modo spirituale) e giornalisti che ritornano in televisione… Giornalisti che godendo di ferie esagerate, magari senza volerlo ma solo per contratto, stanno lontani dal video in un periodo ricco di notizie importanti e drammatiche come questo. Per questo va rivolto un grazie sentito a quelle poche eccezioni che incuranti dell’afa tengono aggiornato il telespettatore: su La 7 il team di “Omnibus” e il tandem di “In onda” (la coppia Telese-Costamagna), su Raitre il team di “Linea notte”. Rimane dunque il dubbio su come Bruno Vespa avrebbe trattato le clamorose rivelazioni sulla cosiddetta P3 (o banda di pensionati come da definizione di Silvio Berlusconi). Con tutti quei nomi legati al PDL… Se ne è andato Mino Damato, la cui figura è stata per fortuna celebrata dai media ben al di là della celebre camminata sui carboni ardenti in una “Domenica in” degli anni ’80. Qualche giorno fa, nel corso di una puntata di “Klauscondicio”, il consigliere Rai Nino Rizzo Nervo ha invece rivelato a Klaus Davi che Piero Marrazzo in autunno ritornerà a realizzare documentari e inchieste per la tv di stato. Senza prendere però in considerazione la presenza in video. Un restare “dietro le quinte” che personalmente considero una grande notizia, dal momento che Marrazzo prima di entrare in politica ha firmato come autore, non solo come conduttore, molte belle pagine del giornalismo tv. Fermo restando che la (presumibile) ritrovata serenità è l’unica cosa che veramente conta, Marrazzo avrà forse pensato per un attimo alla parabola di Enzo Tortora. Laddove, a fronte di enormi differenze da un punto di vista dei fatti che hanno investito in epoche diverse i due giornalisti, il denominatore comune viene da una devastante esposizione mediatica subita. Prendo allora in prestito un passaggio dal bel libro di Vittorio Pezzuto, “Applausi e sputi. Le due vite di Enzo Tortora” (Sperling & Kupfer, 2008). Si fa riferimento al ritorno del conduttore alla conduzione di “Portobello” il 20 febbraio del 1987, dopo quasi quattro anni di calvario giudiziario per presunte connivenze con la camorra: “Il ritorno in video è toccante, il pubblico in studio lo accoglie con una lunga standing ovation. Tortora, leggermente invecchiato e fisicamente molto provato dalla terribile vicenda passata, con evidente commozione pronuncia serenamente la famosa frase: dunque, dove eravamo rimasti? Potrei dire moltissime cose e ne dirò poche. Una me la consentirete: molta gente ha vissuto con me, ha sofferto con me questi terribili anni…”. Nel settembre del 1986 come noto il conduttore-giornalista venne assolto con formula piena dalla Corte di appello di Napoli. Lo stralcio del saluto di Tortora ricordato da Pezzuto risuonerà prepotente nel momento della sua morte avvenuta nel maggio del 1988 (a soli 60 anni). Quel rientro, in definitiva, non fu solare e gioioso, tutt’altro. Lui lo fece per il pubblico di “Portobello”, ma la scelta non servì a esorcizzare quel profondo senso di amarezza che sovrastava i fasti di una carriera iniziata in Rai nei mitici anni ’60. Marrazzo non avrà bisogno di tornare in video, ma di lavorare con le capacità che tutti gli riconoscono per rendere sempre più intenso il cammino della rinascita umana e professionale.
Il ritorno di Marrazzo e la parabola di Tortora

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