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In Italia nel 2026 già in fumo l’equivalente di oltre 20 mila campi da calcio

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Archiviati i Mondiali e in attesa del nuovo Campionato, teniamo in auge il campo da calcio come unità di misura per raccontare la stagione degli incendi italiani 2026. Al 18 luglio il sistema satellitare europeo EFFIS registrava nel nostro Paese circa 14.489 ettari percorsi dal fuoco: equivalgono a oltre 20.000 terreni di gioco 105 x 68 metri, le dimensioni raccomandate dalla FIFA.

Per avere un riferimento geografico più concreto, si tratta di 144,9 chilometri quadrati: poco più dell’intera superficie del Comune di Bologna, che si estende per circa 140,85 chilometri quadrati: una superficie considerevole, ma inferiore a quella registrata alla stessa data dello scorso anno, quando Legambiente contava 30.988 ettari bruciati: oltre 43 mila campi da calcio. Il bilancio provvisorio del 2026 è quindi inferiore di oltre la metà.

Il confronto deve essere considerato indicativo, perché i dati satellitari vengono aggiornati e le diverse elaborazioni possono adottare soglie non perfettamente coincidenti. La distanza tra le due annate, tuttavia, è abbastanza ampia da dire che, almeno finora, il 2026 non sta procedendo peggio del 2025 in termini di superficie interessata.

Il rapporto “Italia in fumo 2026” di Legambiente fotografa una fase precedente della stagione. Tra il 1° gennaio e il 15 giugno indicava 9.545 ettari bruciati, corrispondenti a 13.368 campi da calcio. Il calcolo utilizza un terreno da 105 x 68 metri, quindi una superficie di 7.140 metri quadrati. Nel mese successivo il totale è salito a 14.489 ettari e ha superato i 20 mila campi.

Legambiente parla di un aumento del 36,3%. Questa percentuale non riguarda gli ettari andati in fumo, bensì il numero di eventi: tra il 1° gennaio e il 15 giugno 2026 sono stati mappati 469 eventi, contro i 344 dello stesso periodo del 2025. La superficie interessata è invece scesa da 10.599 a 9.545 ettari, con una riduzione del 9,9%.

In altre parole, nel 2026 si sono verificati più episodi, ma mediamente meno estesi. Nel 2025 ogni evento aveva interessato in media circa 30,8 ettari; nel 2026 la media è scesa a circa 20,4 ettari. È una distinzione importante: pochi incendi molto grandi possono produrre danni superiori a centinaia di episodi contenuti rapidamente. Numero degli eventi, superficie bruciata e valore ecologico dei territori coinvolti descrivono dimensioni differenti del fenomeno.

Anche la parola “incendio” richiede qualche cautela. Legambiente parla di “eventi incendio” individuati attraverso i perimetri EFFIS. Una rilevazione satellitare non corrisponde necessariamente a un singolo punto d’innesco e può comprendere anche incendi agricoli, fuochi prescritti o altre combustioni della vegetazione. Per questo il numero degli eventi cambia a seconda della soglia e del prodotto satellitare utilizzato.

Il segnale arriva prima dell’estate
Il problema messo in luce dal rapporto non è dunque un 2026 peggiore del 2025. È la concentrazione di numerosi incendi nei mesi che precedono il periodo tradizionalmente più critico. I 469 eventi sono stati rilevati da Legambiente entro il 15 giugno, prima dell’avvio formale della campagna antincendio boschivo estiva. Sicilia e Calabria restano le regioni maggiormente interessate, ma compaiono episodi rilevanti anche in Liguria, Piemonte e Toscana.

Legambiente parla di una “nuova geografia degli incendi”. È una definizione suggestiva, ma da utilizzare con prudenza. I dati parziali di una sola stagione non sono sufficienti per dimostrare uno spostamento strutturale del rischio verso il Nord. Indicano però che gli incendi non possono più essere trattati esclusivamente come un’emergenza estiva delle regioni meridionali. Caldo, siccità e vento non spiegano necessariamente l’innesco (che nella grande maggioranza dei casi è legato alle attività umane) ma rendono la vegetazione più infiammabile, accelerano la propagazione delle fiamme e possono trasformare un episodio locale in un incendio difficile da controllare.

Nel 2025 bruciò quasi sette volte Bologna
Il confronto con l’intero 2025 mostra quanto possa cambiare il bilancio durante la seconda parte dell’estate. Secondo l’elaborazione ufficiale di ISPRA sui dati EFFIS, nell’intero anno furono percorsi dal fuoco 965,39 chilometri quadrati, pari a 96.539 ettari. Legambiente indica 96.517 ettari: una differenza minima, legata verosimilmente agli aggiornamenti delle elaborazioni satellitari.

Sono circa 135 mila campi da calcio, quasi sette volte il territorio comunale di Bologna e una superficie paragonabile a quella dell’intera provincia di Pistoia. Il totale fu quasi doppio rispetto ai circa 505 chilometri quadrati del 2024: un anno molto grave, ma non un record assoluto nella serie storica EFFIS. ISPRA lo colloca al di sopra della media recente, pari a circa 761 chilometri quadrati, ma dietro ai picchi del 2007, 2017, 2021 e 2023.

Le politiche attivate e le richieste di Legambiente
L’Italia dispone di un sistema nazionale antincendio, ma al 18 luglio non risultava adottato un nuovo provvedimento emergenziale nazionale specificamente legato all’andamento del 2026. È stata attivata la normale campagna antincendio boschivo 2026, in programma dal 15 giugno al 15 ottobre. Nel periodo di massima attenzione, dal 1° luglio al 5 settembre, la flotta statale comprende 15 Canadair CL-415, quattro elicotteri Erickson S-64F e nove elicotteri messi a disposizione dalla Difesa e dai Carabinieri. Nelle situazioni più critiche può essere richiesto anche l’intervento dei mezzi europei di rescEU.

Il quadro normativo deriva dalla legge 353 del 2000 e dal decreto-legge 120 del 2021, adottato dopo i grandi incendi di quell’estate. Il provvedimento ha introdotto un piano nazionale di coordinamento, il potenziamento tecnologico e operativo, maggiori controlli e sanzioni e interventi specifici nelle aree interne. Una parte decisiva delle responsabilità rimane però distribuita tra Regioni e Comuni: piani antincendio, flotte regionali, manutenzione del territorio, volontariato, controllo delle aree rurali e aggiornamento del catasto delle superfici percorse dal fuoco.

Se, come dimostrano i dati, numerosi eventi si sono verificati già prima dell’estate, avrebbe senso che – come chiede Legambiente – la strategia nazionale venisse spostata progressivamente dallo spegnimento alla prevenzione. Canadair ed elicotteri sono indispensabili quando l’incendio è già iniziato, ma non risolvono l’abbandono dei terreni agricoli, la continuità della vegetazione combustibile, la mancata manutenzione dei boschi, i ritardi dei catasti comunali o la debolezza dei presidi nelle aree interne.

Le 14 proposte presentate dall’associazione riguardano proprio questi problemi: maggiore coordinamento, gestione forestale, finanziamenti stabili per la prevenzione, pascolo prescritto, coinvolgimento dei cittadini, dati aggiornati, ripristino ecologico, rafforzamento delle sanzioni e aggiornamento dei piani antincendio nelle aree protette.

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