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iPhone: non doveva fare flop?

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Non interessa più “quando” (arriverà l’iPhone in Europa), ma “come” (posso usare l’iPhone anche in Europa). Evoluzione di uno status symbol Molti scettici avevano previsto per l’autunno un crollo di interesse collettivo per l’iPhone di Apple. Tanto era già stato detto prima del suo lancio, molto è stato spiegato dopo il debutto e con il lancio sul mercato non c’erano più segreti. Solo speculazioni di mercato per ipotizzare la data di lancio del melafonino in Europa dopo gli Stati Uniti. Siamo ancora qui per parlare del cellulare di Apple e qualcosa è successo. Cosa? L’estate ha portato consiglio agli hacker di mezzo mondo, che hanno smanettato da par loro sull’iPhone “aprendolo” alle sim di tutti gli operatori e non solo di At&T, che gode di un’esclusiva di due anni con Apple e che obbliga chi lo acquista a fare un abbonamento con lo storico carrier. Liberare l’iPhone significa poterlo usare in tutto il mondo e non solo negli Usa. Il tutto suona come una terribile notizia per il colosso informatico guidato da Steve Jobs. Invece questi sviluppi renderanno ancora più appetito l’iPhone, che sta già marciando bene. Dopo aver raggiunto quota un milione, l’analista Gene Munster di Piper Jaffray ha ravvisato un’impennata nelle vendite, che ora veleggiano a 27mila pezzi al giorno. Il merito è stato attribuito al ribasso di ben 200 dollari operato a partire dallo scorso 5 settembre. Da quel giorno le vendite del telefonino Apple sono immediatamente triplicate. Munster ha calcolato le sue stime investigando per un totale di 50 ore l’attività di vendita negli Apple Store e nei punti vendita At&T. Secondo l’analista si tratta di un picco di vendite che non è destinato a durare nel tempo; i valori stabili dovrebbero attestarsi intorno ai 13.500 telefoni al giorno. Una stima che fa capire a Jobs che la strada intrapresa è quella giusta. Finora il Ceo delle meraviglie ha centrato tutte le previsioni di vendita degli analisti, ha assorbito bene gli scossoni del titolo in borsa (con grande sollievo per il suo conto in banca) e si avvia al periodo degli acquisti natalizi sicuro che la gamma di nuovi gadget della Mela (iPod e iPhone) saranno il piatto forte sotto l’albero. Il futuro appare interessante anche dal punto di vista della personalizzazione del prodotto: l’azienda di Cupertino ha confermato che non ostacolerà in alcun modo la creazione e la diffusione di applicazioni di terze parti per l’iPhone, ma puntualizza che non fornirà alcun supporto. Manca un tassello del puzzle: quando arriverà in Europa? Martedì prossimo, 18 settembre, Apple terrà a Londra presso il suo negozio di Regent Street una conferenza stampa. Sarà la data fatidica? Forse sì, anche se tra le altre possibilità ci potrebbero essere vicende specifiche che riguardano il mercato locale britannico come, per esempio, l’apertura di un negozio di film specifico per l’Inghilterra.   Luca Viscardi: “iPhone? Bello, però…” In Italia qualcuno ha già tra le mani l’iPhone e noi di B&V ci siamo messi in contatto con il fortunato possessore. Si tratta di Luca Viscardi, direttore dei programmi di Radio Number One ed ex di Rtl 102.5 e Play Radio, esperto, quasi maniaco, di elettronica soprattutto per ciò che riguarda la telefonia mobile. Come riesci a usare l’iPhone in Italia? “Ho fatto l’unlock per la musica, il wifi e la gestione delle foto – ci spiega -. Attenzione a comprare sul web programmi di sblocco della sim, perché possono rivelarsi bufale”. Ma com’è l’iPhone? “Un prodotto onestamente molto molto carino, dal design straordinario e dall’interfaccia utente magnifica. Certo, dopo tutta questa attesa, le funzionalità del telefono rientrano nella norma di altri smart-phone come anche la velocità di navigazione. Non è un cellulare che fa anche la pizza, però è al livello di tutti i top di gamma. Devo dire che l’impatto grafico è di tutto rispetto e complimenti a quelli di Apple per l’ottimo lavoro svolto. Devo solo dire che se Steve Jobs non aprirà a programmi terzi da caricare sul telefono sarà dura per l’iPhone con la concorrenza che c’è in giro a partire da Nokia e soci. Ma così non sembra”. • Marco Scurati 

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