Cosa succederà dopo il debutto del “melafonino”? La convergenza multimediale è ormai realtà, ma i costi per averla ancora proibitivi Negli scorsi anni gli utenti di smartphone aspettavano un’evoluzione tecnologica per migliorarne le funzionalità. Dopo l’annuncio di Steve Jobs l’iPhone è diventato “l’evoluzione”. In molti vedevano un palmare con tecnologia innovativa, altri invece aspettavano al bivio il gadget per bollarlo come un “flop mondiale”. Avevano torto. Steve Jobs e Apple non hanno rivoluzionato il mondo della telefonia mobile con l’iPhone. Hanno solo inventato un modo nuovo di vendere telefoni cellulari, come l’iPod ha sdoganato la musica liquida sul web. Possiamo trovare mille pregi e altrettanti difetti all’iPhone, cambiare pagina dell’ennesima rivista che parla del cellulare Apple o spegnere la tv alla vista del “melafonino”. Ma non possiamo negare che qualcosa cambierà nel rapporto tra costruttori di cellulari (Nokia, Motorola, Samsung, LG, ecc.) e operatori di telefonia mobile (At&t negli Usa, si dice di Vodafone per l’Europa) e tra clienti e operatori stessi. Nell’era avanti-iPhone bisognava andare in un negozio, cercare informazioni su che tipo di cellulare comprare, aspettare un addetto pronto per le spiegazioni di turno, fare la fila per l’attivazione del servizio e attendere il semaforo verde per poter finalmente chiamare. Molto più semplice reperire informazioni sul web, scaricare le caratteristiche del cellulare desiderato dal sito del costruttore, acquistarlo su internet e poi pensare all’attivazione della sim. Su questa linea di pensiero si sono mossi gli uomini Apple, al motto “rendere le procedere il più semplice possibile”. Grazie al marketing virale sul web ormai tutti sanno cos’è (e cosa fa) un iPhone. I modelli sono due come anche i prezzi e il piano tariffario si sceglie dal sito di At&t dove è l’utente stesso che richiede l’attivazione. Fin qui nulla da obiettare. Nella pratica bisogna ancora rodare il meccanismo, perché il primo modello di iPhone è perfettibile: manca il flash, non fa filmati, le batterie non sono sostituibili, non si possono caricare software di terzi, costa un mucchio di dollari comprarlo e altrettanti mantenerlo. La sfida di Apple sarà quella di trasformare uno status symbol in oggetto ordinario, capace di indirizzare le scelte di tutto il mercato. Cosa aspettarci? Un calo dei prezzi nei prossimi 9 mesi, perché 1.975 dollari in due anni (iPhone e abbonamento base) sono una follia. Secondo le stime di iSuppli ogni iPhone da 8 Gb genera il 55% di guadagno. Il costo produttivo è di 265,83 dollari. Un margine alto se si considera che i prodotti Apple non superano il 45%. Prossima farmata 439 e 539 dollari? Se le vendite andranno bene per Apple è il minimo dello sforzo da fare. In attesa di ulteriori modelli e ribassi. Europa: chi strapperà l’escusiva per l’iPhone di Apple? Gli operatori telefonici europei si stanno azzannando come cani per addentare l’osso d’oro del mercato: l’iPhone di Apple. I primi rumors parlavano di accordo per l’Europa con Vodafone, che può ricalcare la strategia distributiva statunitense come At&t. Poi le voci di scelta in controtendenza: Apple in Europa vuole localizzare la distribuzione. Si fa avanti T-Mobile per la Germania, che ha una posizione strategica anche negli stati orientali, a differenza di Vodafone che è dominante in quelli occidentali. Infine salta fuori la britannica O2, degli spagnoli di Telefonica, che dice di avere in mano l’esclusiva. In Francia pare sia, invece, Orange di France Telecom il prescelto mentre in Spagna è Telefonica. In Scandinavia si parla con insistenza di H3G. E in Italia? T-Mobile a parte, sono presenti Telefonica (Telecom Italia), Vodafone e H3G (3 Italia). Difficile ipotizzare chi la spunterà, anche se gli spagnoli sembrano in vantaggio. Non prima, però, del 2008 dicono i ben informati. Marco Scurati
iPhone: ora ci vuole lo sconto

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