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Italia, paese digitale “comodoso”

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Tutti online, ma con l’occhio fisso sulla tv. Perché va bene essere “digitali”, ma i programmi ci piace vederli seduti comodi in poltrona L’ultimo rapporto Censis ci dice che la rivoluzione digitale continua nel mondo dei media con una forte integrazione tra vecchio (tv, carta stampa, radio) e nuovo (tv digitale, telefonia mobile, internet). L’integrazione tra i media ne incrementa l’uso coinvolgendo in questo aumento d’attenzione anche quelli tradizionali: non si erano letti mai tanti giornali e libri come nell’ultimo anno. Nel 2007 gli utenti totali di internet hanno raggiunto una quota pari al 45,3% della popolazione. Prendendo in considerazione solo gli utenti abituali, quelli cioè che si connettono almeno tre volte alla settimana alla rete, si è passati dal 28,5% del 2006 al 38,3% del 2007, con un indice di penetrazione che ha raggiunto tra i giovani il 68,3% e tra i più istruiti il 54,5%. La televisione tradizionale­ risulta però sempre il mezzo più usato, con il 92,1% di utenti complessivi, anche se la tv satellitare raggiunge il 27,3% e il digitale terrestre il 13,4% degli italiani sopra i quattordici anni. Eppure ci si riempie sempre più la bocca con la definizione di “tv digitale”. In teoria dovrebbe rivoluzionare il concetto stesso di televisione, in pratica molti non ne conoscono le caratteristiche. Una ricerca dell’osservatorio New Tv della School of Management del Politecnico di Milano ha fatto una fotografia del settore per capirne di più. Per nuove televisioni si intendono tipologie diverse tra loro: quelle tradizionali con trasmissione digitale, quelle on demand, quelle generate dagli utenti. Per esempio abbiamo scoperto che in Italia ci sono ben 1.500 canali relativi alle sei piattaforme digitali attualmente disponibili: digitale terrestre, IpTv, Sat Tv, Web Tv, Mobile Tv su rete Dvb-h e su rete cellulare. La ricerca ha definito le Sofa Tv (Sat tv, Dtt, Ip Tv), le Desktop Tv (quelle via web) e le Hand Tv (quelle mobili). Chi tira i fili di queste tv? Le Sofa sono in mano ai broadcaster televisivi, le Desktop in mano a editori tradizionali e le Hand alle società di telecomunicazioni. In termini di numeri le Sofa Tv sono 450 e registrano un fatturato di circa 2,4 miliardi di euro, pari al 97% del mercato totale delle televisioni digitali. Il 92% del fatturato è realizzato dalle televisioni satellitari con 249 canali; l’IpTv offre 155 canali (molti on demand); il Dtt mette a disposizione 40 canali. Per le Desktop Tv sono stati censiti oltre 800 canali unici offerti sul web, erogati da 435 operatori diversi. La sovrapposizione dell’offerta è molto ridotta, con 17 canali messi a disposizione da due o più operatori. Poco più di 600 canali, pari al 75% circa del totale, sono on demand. L’offerta però è ancora poco strutturata e molto scarsa per gli utenti tanto da non generare dei pacchetti pay, ma che attirano budget pubblicitari crescenti. La Hand Tv comprende 123 canali su rete cellulare di cui 30 a flusso e 93 on demand; 28 canali su rete Dvb-h, di cui 25 a flusso e 3 non riconducibili alle due categorie citate. In totale l’offerta di servizi di Hand Tv è di 167: 33 su Dvb-h e 134 su rete cellulare. “Questa prima fotografia del mercato delle tv digitali – afferma Andrea Rangone, responsabile scientifico dell’Osservatorio – evidenzia come, a fronte del fiorire incessante di canali televisivi digitali da fruire tramite Internet, il mercato sia ancora pesantemente, in termini di fatturato, in mano agli operatori televisivi attivi soprattutto in quelle che abbiamo definito Sofa Tv”. Dall’analisi si potrebbe concludere dicendo: “Italiani sempre più online, ma con il telecomando in mano”. I protocolli, gli standard e gli ambienti applicativi di internet stanno invadendo sempre di più reti, sistemi, piattaforme e terminali. Questo porta ad amplificare enormemente le possibilità di strategie multicanale e multiterminale (con contenuti che dal web vengono trasposti sullo schermo di casa o sul terminale mobile). Questo processo viene accelerato da un aumento continuo della banda sulle reti dati (sia fisse che mobili) e dalla sua sempre più capillare diffusione nella popolazione italiana. Ampie fasce di utenti, passando molto tempo ogni giorno sul web, si abituano a una modalità di fruizione dei contenuti tipica dell’online: non lineare, non stazionaria, non passiva. A questo trend si aggiunge anche lo sviluppo del Web 2.0, con un sempre maggiore ruolo nel mondo online dell’interazione, delle community, dello scambio e condivisione dei contenuti generati dagli utenti stessi. La difficoltà di trovare un modello di business dipende però anche dalla mancanza di contenuti. In questo momento la lotta fra i piccoli (come le Desktop Tv), la vecchia tv e quella satellitare è impari. I contenuti forniti dagli utenti funzionano ma con pochi siti (YouTube è l’unico sulla bocca di tutti ) e per il resto l’offerta, come certificato dall’indagine del Politecnico di Milano, è ancora di livello scarso. • Marco Scurati     Televisione e internet sul viale del 2.0 Una ricerca di Nota (New On The Air), pubblicata da Eurodata Worldwide (pubblicazione di Mediametrie), ha preso in esame i nuovi programmi televisivi lanciati in Australia, Francia, Germania, Italia, Olanda, Spagna, Svezia e Regno Unito durante la stagione in corso, rilevando la crescente influenza che il web opera sui palinsesti. L’incontro fra la rete e la televisione, si legge nel rapporto, ha generato un’offerta che non si limita a garantire i vantaggi riscontrabili online, ma che adatta le caratteristiche dei due media e risponde alle nuove necessità dei consumatori. Nota ha specificato che la “Tv 2.0”, come viene definita all’interno dello studio, permette agli utenti di partecipare attivamente allo sviluppo dei programmi televisivi: ne è un esempio la serie svedese “Sanningan om Marika” (in onda sul canale Stv2), che invita gli spettatori a investigare e risolvere il mistero legato alla scomparsa della protagonista attraverso messaggi inviati dal telefono cellulare o da internet.   Bbc1 pensa ai più piccoli e il Dtt britannico cresce L’analisi di Eurodata Worldwide del panorama televisivo britannico in termini di offerta diretta ai bambini ha evidenziato che Bbc2 è il canale che vanta il maggior numero di programmi dedicati ai piccoli spettatori, ma non il più sviluppato in termini di quote di mercato. E’ infatti l’altro canale della televisione pubblica, Bbc1, a farla da padrone in questo settore: durante il terzo trimestre del 2007, nella classifica dei 20 migliori programmi per bambini, almeno 17 erano targati Bbc1. Il rapporto si è soffermato inoltre sullo sviluppo del digitale terrestre (Dtt) in Inghilterra. Il paese è equamente diviso tra un ampio utilizzo del segnale analogico e un importante sviluppo dell’offerta via cavo e via satellite. Dal 2005, i tre principali canali operanti su Dtt britannico hanno visto un rialzo della loro quota di mercato: E4 è passato dall’1,2% del 2005, all’1,8% registrato nel 2006 e nel 2007; Film4 ha visto la luce nel 2006 con una quota di mercato pari allo 0,6% e ha toccato l’1% nel 2007; More4 è passato dallo 0,2% (2005), all’1,0% (2006), all’1,2% (2007). A fare le spese di questo sviluppo sono i canali tradizionali come, sempre nel caso britannico, Channel 4. In Francia a soffrire maggiormente del fenomeno è stato M6, canale terrestre di intrattenimento per famiglie, che si è visto superare dal suo alter ego digitale e gratuito W9, dedicato a un pubblico giovane.   • Rebecca Ravizza  

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