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Italia prima per superfici e operatori nel biologico europeo

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I consumi di alimenti biologici in Europa hanno raggiunto nel 2024 il valore record di 59 miliardi di euro, mentre l’Italia si conferma al primo posto per superfici coltivate a bio e numero di operatori. È quanto emerge dal rapporto The World of Organic Agriculture 2026, presentato al Biofach di Norimberga, la principale fiera internazionale del settore, svoltasi dal 16 al 19 febbraio.

Lo studio è stato realizzato dall’FiBL in collaborazione con la federazione mondiale delle associazioni del biologico. Secondo i dati, le superfici coltivate con metodo biologico in Europa restano stabili a 19,6 milioni di ettari, di cui 18,1 milioni nell’Unione europea a 27 Paesi.

Tra gli Stati con la maggiore estensione di terreni bio figurano la Spagna con quasi 2,9 milioni di ettari, seguita dalla Francia con 2,7 milioni e dall’Italia con 2,5 milioni. L’Italia è prima per quota di Superficie Agricola Utilizzata, che supera il 20% (quasi il doppio della media europea) e mantiene il primato per numero di produttori biologici, con oltre 87 mila operatori sui circa 490 mila attivi nel continente.

Le vendite al dettaglio in Europa sono cresciute del 4,1%. La Germania resta il principale mercato europeo con 17 miliardi di euro, davanti alla Francia (12,2 miliardi) e all’Italia (5,2 miliardi). La Svizzera registra invece la spesa pro capite più alta al mondo, pari a 481 euro per persona.

A livello globale, le superfici agricole biologiche rimangono stabili a 99 milioni di ettari, mentre il valore delle vendite al dettaglio ha raggiunto i 145 miliardi di euro. Gli Stati Uniti si confermano il primo mercato mondiale con 60,4 miliardi di euro, seguiti da Germania e Cina con 15,5 miliardi.

Secondo FederBio, per la prima volta la crescita dei consumi ha superato quella delle superfici coltivate, evidenziando la necessità di un incremento delle produzioni. L’associazione sottolinea l’importanza di proseguire gli obiettivi del Green Deal europeo, puntando su strategie agroecologiche e investimenti in ricerca e innovazione.

Un ulteriore passo per il settore arriva dal via libera della Conferenza Stato-Regioni al “marchio biologico italiano”, considerato uno strumento centrale per rafforzare la tutela dell’origine dei prodotti e valorizzare la filiera nazionale. L’intesa sblocca il decreto attuativo e introduce una certificazione volontaria che si affianca al logo biologico europeo.

Soddisfazione è stata espressa da Anabio-Cia, che vede nel nuovo marchio un mezzo per consolidare la fiducia dei consumatori e sostenere la crescita del comparto. Secondo l’organizzazione, le vendite di alimenti biologici in Italia sono aumentate del 6,2% nel 2025, con un mercato interno pari a 5,5 miliardi di euro e un export che ha raggiunto i 3,9 miliardi, confermando un interesse crescente verso prodotti sostenibili e tracciabili.

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