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La Biennale Arte 2026 approda a Venezia tra polemiche e conflitti

Foto: pagina Facebook La Biennale Venezia

Dal 9 maggio al 22 novembre 2026 va in scena la 61esima Esposizione internazionale d’arte della Biennale di Venezia, dal titolo In Minor Keys. L’edizione ad opera di Koyo Kouoh, curatrice sudafricana e direttrice artistica del settore Arti Visive prematuramente scomparsa a maggio 2025, è realizzata secondo il progetto da lei ideato, con il pieno sostegno della famiglia e dell’istituzione veneziana. L’obiettivo è preservare e tramandare le idee di Kouoh, valorizzandone le intuizioni e il lavoro svolto con dedizione.

Il concept della Biennale Arte 2026

Gli spazi dei Giardini, dell’Arsenale e di vari luoghi della città lagunare ospiteranno i 111 partecipanti tra artisti, artiste, duo, collettivi e organizzazioni, provenienti da contesti geografici differenti: realtà attive a Salvador, Dakar, San Juan, Beirut, Parigi e Nashville. In questa rete di relazioni reali e immaginate, In Minor Keys mira a restituire e ampliare la “geografia relazionale” intessuta e fondata sull’incontro e sul dialogo.

La Mostra si articola in quattro motivi fondamentali, concepiti come trame sotterranee che intrecciano esperienze e sensibilità. “Altari” dà centralità a due figure maggiori evitando l’impostazione retrospettiva. “Processioni” riflette sulla meraviglia e sul potenziale trasformativo dell’arte, contrapponendoli al cinismo del presente. “Riposo” invita al recupero del tempo spirituale e fisico come oasi di respiro. “Scuole” esprime invece l’impegno della curatrice nella costruzione di istituzioni e luoghi di apprendimento come strumenti di coesione sociale.

Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Biennale, ha commentato: “È una Mostra permeata di spirito, di una sacralità che rimette al centro la persona, che ritrova il senso dello stare al mondo riprendendo le misure, rispetto agli elementi della terra, e guardando di nuovo il cielo. Un percorso, quello di Koyo Kouoh, che recupera i rapporti umani, nati nei cortili e nel vicinato urbano. Le piccole cose, che sono grandi. La dimensione umana, misura di tutto, che una parte di mondo, quello più opulento e sazio, identificato nella parola “Occidente”, da tempo ha perso di vista, smarrito. Giunge quindi dalla dinamo dell’Africa, e da una delle sue voci più importanti il sussurro che ci riconduce all’essenziale, che ravvisa nell’uso delle nostre stesse mani la condizione più felice. Una rivelazione che ci riporta a terra, al nostro corpo, ai nostri sensi. All’umiltà verso ciò che è più grande e non va spiegato, solo intuito”.

Italia, grande assente

Per la prima volta nella storia della Biennale Arte non saranno parte del programma artisti italiani. Una scelta che ha acceso il dibattito tra critici e addetti ai lavori, molti dei quali collegano l’assenza a una fase di stallo del sistema dell’arte contemporanea italiana e a un mercato da tempo fiacco. L’arte contemporanea italiana sarà comunque rappresentata all’interno del Padiglione Italia, lo spazio espositivo gestito dal ministero della Cultura, in cui sarà allestita una mostra, distaccata dall’esposizione principale, dell’artista italiana Chiara Camoni.

Inoltre, un tocco italiano caratterizza il padiglione della Repubblica della Guinea che ha affidato la curatela del suo spazio al curatore Carlo Stragapede che ha organizzato una collettiva di oltre sessanta artisti, in gran parte italiani.

La questione Russia e altri dissensi

Tra le controversie più accese spicca la decisione della Biennale di consentire il ritorno della Federazione Russa, che partecipa con circa quaranta artisti per la prima volta dopo l’invasione dell’Ucraina nel 2022. La scelta, difesa da Buttafuoco come gesto di apertura e spazio di tregua tra nazioni, ha provocato attriti istituzionali con il governo italiano e critiche da parte dell’Unione Europea.

A infiammare ulteriormente il clima, le proteste contro la presenza di Israele e degli Stati Uniti. Un gruppo di artisti e curatori ha firmato una lettera di dissenso, criticando la decisione di collocare il padiglione israeliano all’Arsenale, accanto all’esposizione internazionale. Nell’appello, si richiama proprio il testo curatoriale di In Minor Keys, che invita ad abbandonare “lo spettacolo dell’orrore” per sintonizzarsi su “frequenze più basse”, spazi di ascolto e di salvaguardia della dignità di tutti gli esseri viventi.

Foto da pagina Facebook La Biennale di Venezia

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