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La fiducia degli italiani nelle notizie scende al 32%. Il Digital News Report 2026 fotografa una crisi di relazione, non di consumo

La parte italiana è curata da Alessio Cornia, Marco Ferrando, Paolo Piacenza e Celeste Satta per il Master in Giornalismo “Giorgio Bocca” dell’Università di Torino, sui dati di un sondaggio YouGov condotto tra il 9 e il 28 gennaio 2026 su un campione rappresentativo di 2.040 utenti internet italiani maggiorenni. La rilevazione internazionale copre 48 Paesi e quasi 100.000 intervistati.

Il dato al centro del report è questo: solo il 32% degli italiani dichiara di fidarsi della maggior parte delle notizie per la maggior parte del tempo. Il valore arretra di quattro punti rispetto al 36% del 2025 e scende sotto il 34% del 2024. La media globale si attesta al 37%, anch’essa in calo di tre punti e in arretramento in 19 Paesi su 48. L’Italia, dunque, fa peggio della media e conferma una debolezza che il curatore Alessio Cornia definisce strutturale: nel nostro Paese la fiducia nelle notizie è storicamente bassa.

Non un calo di consumo, ma una frattura nella relazione

Il 57% degli italiani consulta l’informazione più volte al giorno, secondo valore più alto tra i Paesi osservati dopo la Finlandia. Il problema non è la quantità di accesso, ma la qualità del legame. Gli italiani continuano a leggere, guardare e ascoltare, con un atteggiamento di distacco e di cautela crescente.

La distanza tra esposizione e adesione emerge dai dati sull’interesse. Solo il 34% si dichiara molto o estremamente interessato alle notizie, contro il 74% del 2016. È il calo più marcato tra tutti i Paesi analizzati. L’interesse per la politica precipita al 16%, ultimo posto assoluto tra i 48 mercati. La chiave interpretativa proposta dal report è il passaggio da una crisi dell’attenzione a una crisi della relazione. Il pubblico non è scomparso, si è fatto più selettivo, più intermittente, più mediato da piattaforme, algoritmi, creator e strumenti di intelligenza artificiale.

A questa disposizione si somma la preoccupazione per la disinformazione online, che sale al 59%.

La dieta informativa determina la fiducia

Il rapporto offre un altro dato interessante: la fonte abituale di informazione predice il livello di fiducia. Chi indica come fonte principale la televisione o i siti e le app dei quotidiani conserva una fiducia più alta, rispettivamente al 40% e al 37%. Chi si affida soprattutto ai siti e alle app delle testate radiotelevisive resta in linea con il dato generale, al 32%. La fiducia scende al 28% tra chi si informa con testate native digitali e con giornalisti “alternativi”, e crolla al 24% tra chi usa i social media come fonte principale.

Il paradosso dei brand: il sistema perde, le testate tengono

La sfiducia complessiva convive con un quadro più favorevole sui singoli marchi. Nella classifica di affidabilità per testata Ansa si conferma al primo posto, seguita da Sky TG24 e Il Sole 24 Ore a pari merito.

Il Sole 24 Ore risulta il primo quotidiano per affidabilità per il nono anno consecutivo, con un brand trust del 64%, valore superiore a quello del Financial Times nel Regno Unito (56%) e del Wall Street Journal negli Stati Uniti (43%). La forza del quotidiano economico cresce tra i lettori ad alto reddito, dove raggiunge il 76%. Le testate percepite come più neutrali ottengono fiducia più alta di quelle con una connotazione politica marcata. Il rapporto rileva inoltre una differenziazione per orientamento: Mediaset e Rai raccolgono livelli di fiducia più elevati tra il pubblico di centro-destra e di destra.

Qui si concentra il punto operativo per chi lavora nell’informazione e nella comunicazione: la riconquista della fiducia non passa dalla quantità, ma dalla trasparenza. Fonti dichiarate, titoli corretti, correzioni visibili, distinzione netta tra notizia, opinione e contenuto sponsorizzato. Il pubblico chiede meno opacità e più contesto. Vuole sapere chi parla, con quali fonti e con quale competenza.

Social in risalita, video dominante, chatbot ancora marginali

Dopo anni di flessione, i social tornano a crescere come porta d’accesso alle notizie. Il 45% degli italiani li ha usati per informarsi nella settimana precedente alla rilevazione, sei punti in più rispetto al 2025, e per il 22% diventano la fonte principale. Le piattaforme video confermano il peso acquisito: YouTube, Instagram e TikTok intercettano gran parte del consumo, spesso attraverso la smart TV più che lo smartphone. Tra i 18 e i 24 anni il 70% guarda video di notizie su YouTube dal televisore.

Il capitolo sull’intelligenza artificiale registra un dato marginale: solo il 6% degli italiani usa i chatbot per informarsi, una minoranza composta soprattutto da giovani. La fiducia verso le risposte dei chatbot resta molto bassa, intorno al 16%.

Cresce intanto il peso delle testate native digitali tra i più giovani. Tra gli under 35 Il Post raggiunge il 15% e Will Media l’11%. Sul versante dei creator il report registra una rilevanza crescente nel dibattito pubblico. Il pubblico li apprezza per la capacità di rendere le notizie comprensibili, ma li giudica meno affidabili e meno imparziali delle testate tradizionali.

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