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La tv italiana si piace digitale

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Si avvicina la data dello switch-off ed emittenti e operatori del settore fanno i conti in tasca al nuovo sistema di trasmissione dati radiotelevisivi. L’Italia è pronta al passaggio definitivo alla televisione digitale terrestre. Questo quanto gridato a gran voce da più parti durante la IV Confenza sulla Tdt organizzata dall’associazione DGTVi che riunisce Rai, Mediaset, Telecom Italia Media, Dfree, Frt, Aeranti-Corallo. “In Italia non esiste più il Far West nel settore televisivo e, grazie a una normativa trasparente, oggi possiamo pianificare la transizione al digitale con un chiaro orientamento”, ha affermato il presidente Agcom Corrado Calabrò nell’inquadrare il contesto in esame. “Nel 2005 abbiamo ereditato quarant’anni di mancanza di regolamentazione del settore radiotelevisivo e possiamo oggi senz’altro affermare che il Far West non c’è più Ovviamente sussistono ancora delle criticità che devono essere affrontate e risolte: è innegabile che il settore sia concentrato, ma non bisogna nemmeno scordare che si tratta di un ambito in cui la concentrazione ha le sue motivazioni di natura economica e tecnologica”. Le parole di Calabrò fanno riferimento a uno scenario che ha visto durante l’anno passato profonde mutazioni e che si prepara al definitivo passaggio nel 2012. Il 2008 è stato caratterizzato dal sorpasso della tv digitale terrestre nei confronti del satellite, con 7,6 milioni di abitazioni dotate di ricevitore per il Dtt (il 34% del totale) contro i 6,6 milioni con almeno un decoder satellitare (il 20% del totale). Lo stesso periodo è stato testimone della leggera supremazia delle piattaforme digitali (satellite, digitale terrestre e Iptv) rispetto alle tradizionali emittenti analogiche (53% contro 47%). Stando alle rilevazioni di Gfk, tutto questo ha anche un risvolto economico che farebbe gola a qualsiasi investitore: in Italia gli introiti generati nel 2008 dalla pubblicità sono nell’ordine dei 25 milioni di euro (circa il 6% del fatturato complessivo della Tv digitale terrestre, al contrario di quanto si registra in Regno Unito, Francia e Spagna), mentre il valore dei ricavi relativi ai canali a pagamento ha toccato i 400 milioni di euro (cifra che comprende gli introiti da rivendita di diritti a terzi, quattro volte superiore a quella sviluppata in Inghilterra). Risposta positiva è arrivata anche da parte del pubblico, che ha sentenziato un buon successo di ascolti per i canali mini-generalisti. L’unico neo di questa situazione, che ha visto la regione Sardegna fare da apripista e si prepara ad assistere alla conversione di Valle d’Aosta (14-23 settembre) e Piemonte (24 settembre-9 ottobre), è costituita dalla procedura di infrazione avviata dall’Unione europea nei confronti del nostro paese. L’obiezione dell’Ue riguarda l’assegnazione delle frequenze che non avrebbe preso in considerazione nuovi operatori. La soluzione proposta in questo senso da Paolo Romani consiste nella creazione di cinque multiplex (ciascuna con 5-6 canali) a disposizione dei nuovi entranti nel settore televisivo che saranno assegnati “tramite una gara le cui modalità saranno definite dall’Authority per le comunicazioni d’intesa con il ministero” Rai e Mediaset sbarcano sul satellite La conferenza di DGTVi è stata anche occasione per Rai, Mediaset e TiMedia di presentare la loro nuova offerta. I due colossi della tv nostrana lanceranno infatti a giugno una piattaforma satellitare che ospiterà tutti i canali gratuiti oggi presenti sul digitale terrestre, rendendoli disponibili anche a chi non è raggiunto dalla rete terrestre. Tivù Sat, questo il nome dell’offerta, sarà visibile con apposito “decoder con standard di criptaggio Nagra e sarà ricevibile con qualsiasi parabola già sul mercato e utilizzerà una card che distribuiremo gratuitamente”, ha spiegato Luca Balestrieri (Rai) e ha aggiunto che “il progetto è naturalmente aperto a tutti gli operatori e ci consentirà di raggiungere anche quella quota di popolazione che comunque nel 2012 non sarà raggiungibile con le frequenze terrestri”. Il progetto si realizza in seguito alla creazione della società Tivù Srl, creata appunto da Rai (48%), Mediaset (48%) e Ti Media (4%). • Martina Pennisi

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