Site icon Telepress

L’aperitivo in Italia vale 4,5 miliardi e cambia pelle: cresce il premium, accelera l’alcol free

Il peso nei consumi fuori casa

Il momento occupa una posizione precisa nei consumi fuori casa. I dati FIPE-Confcommercio attestano il settore dei bar a 23,8 miliardi di euro e quasi 6 miliardi di visite l’anno: di queste, il 14% è legato proprio all’aperitivo, dietro colazione e pause. Lo scontrino medio resta però basso, a 4,20 euro, e pesa sui margini degli esercenti.

Cresce il valore, calano i volumi

La direzione del mercato è chiara: si vende meno in quantità, ma a maggior valore. Nel canale Horeca aperitivi e vermouth segnano la performance più brillante dell’intero comparto beverage, con un +9,39% a valore e un +10,41% a volume, in un contesto generale sostanzialmente fermo. Sul fronte degli spirits, i dati Federvini confermano gli aperitivi alcolici come primo motore di crescita (+4,3% a valore), mentre arretrano liquori dolci (-3,7%) e amari (-1%). La cultura dell’aperitivo traina anche l’export, che ha superato gli 1,7 miliardi grazie al successo globale di Spritz, Negroni e Americano.

Il rito entra in casa

Il rito ha varcato la soglia di casa. Gli italiani che consumano aperitivi tra le mura domestiche sono 8,3 milioni, due milioni in più rispetto al 2019. Nella grande distribuzione il segmento aperitivi e vermouth raggiunge i 254 milioni di euro (+2,6% a valore); allargando a gin e analcolici, il mercato supera i 430 milioni.

Il cibo diventa co-protagonista

Determinante il binomio con il cibo, imprescindibile per l’85% dei consumatori. L’81% si dichiara disposto a pagare un sovrapprezzo per opzioni food premium, un dato che spinge l’industria alimentare a sviluppare linee dedicate.

L’alcol free accelera

La trasformazione più interessante riguarda l’alcol free. A livello globale il segmento no/low alcohol crescerà di circa il 36% tra il 2024 e il 2029. In Italia il mercato parte in ritardo, anche perché i vini dealcolati sono commercializzabili solo dal 2025, mentre all’estero il comparto è già consolidato. Il fenomeno va però riportato alle giuste proporzioni: resta una nicchia in espansione, e nel 2025 sul mercato italiano aperitivi e cocktail analcolici hanno persino registrato un -7,4%, segno della volatilità di un segmento ancora piccolo. A sostenere la domanda contribuisce la revisione del Codice della Strada: tra chi cambierà abitudini, il 34% berrà più bevande analcoliche e il 20% sceglierà opzioni a basso o nullo contenuto alcolico.

Il World Aperitivo Day come termometro

Il World Aperitivo Day del 26 maggio fa da termometro al fenomeno. Un’indagine AstraRicerche per Birra Messina rileva che oltre il 70% degli italiani dedica all’aperitivo almeno un appuntamento fisso a settimana, e che per l’83% luogo, atmosfera e compagnia sono fondamentali, soprattutto per la Gen Z.

Un comparto maturo che si difende sulla qualità

Il quadro è quello di un comparto maturo che si difende sulla qualità. I volumi del fuori casa arretrano, ma l’aperitivo cresce perché incarna ciò che il consumatore cerca quando esce: un’esperienza che valga il prezzo. Il margine si conquista sulla cura del dettaglio, non più sulla quantità versata nel bicchiere.

Exit mobile version